header image
 
 

La Storia del Banco di Napoli

LA STORIA DEL BANCO DI NAPOLI DAL 1539 AL 1950.

La storia del Banco di Napoli attraversa con continuità gli ultimi cinque secoli di vita della nostra Penisola, in particolare quelli del Mezzogiorno, di cui la banca ha condiviso, oltre che sostenuto, tutte le trasformazioni economiche, politiche e della cultura.

Nel 1539, una pia associazione promossa da San Gaetano Da Thiene (vedi appendice in fondo all’articolo), improntata a spirito di carità verso i bisognosi, avviò l’opera di prestare denaro su pegno ad un tasso molto basso o addirittura, fino alla somma di dieci ducati, senza interesse. Nacque, così il Sacro Monte della Pietà.

Questo primo Monte venne affiancato dopo una trentina d’anni dal Monte dei Poveri, nel palazzo di via Tribunali che ospita oggi la sede dell’Archivio storico della Fondazione “Istituto Banco di Napoli”.

Alle origini ci sono le casse di deposito, o monti, aperti presso le diverse istituzioni pie e caritative della Capitale del Regno di Napoli, e in seguito trasformate, tra il 1584 e il 1661, in banchi pubblici: Banco di Pietà. Banco dei Poveri, Banco dell’Annunziata, Banco del Popolo, Banco dello Spirito Santo, Banco di Sant’Eligio, Banco di San Giacomo, Banco del Salvatore.

Monte di Pietà

Monte di Pietà

Verso la fine del Cinquecento i Monti e Banchi pubblici cominciarono a diversificare i loro interessi, anche per effetto delle mutate condizioni dello scenario internazionale, caratterizzate dall’inflazione e dalla rarefazione della moneta metallica circolante, innescate dalla politica economica spagnola all’indomani della scoperta dell’America.

Fu in questi anni che si fece ricorso in maniera massiccia ad un particolare strumento cartaceo, già emesso dai Banchi, denominato fede di credito, destinato a diventare sul finire del secolo la base della circolazione monetaria nel Regno di Napoli.

http://www.istitutobancodinapoli.it/IbnafWeb/site/custResource/cms/IBNAF-AS-1.4.4-Imm-01%20Particolare080620160245.jpg

Banco dell’Annunziata, 1593. Fede di credito di 120 ducati, rilasciata, l’8 marzo 1593, a Gio Andrea de Violante di Nocera di Pagani. Da questa somma furono pagati 114 ducati, ad Achille Lagni, mediante una polizza notata sulla fede il 10 marzo 1593. La fede è divenuta madre fede.

Potevano essere emesse per qualunque somma, anche per pochi ducati, ma non potevano circolare con un semplice passaggio di mano. Era necessaria la girata.

Sul documento, inoltre, poteva essere indicata la causa per cui dovevano essere pagate: l’acquisto di una certa quantità di grano, di una casa, il pagamento di un servizio.

Coloro che avevano versato i loro fondi presso un banco potevano emettere più fedi di credito per pagare i fornitori, che lo accettavano in pagamento, determinando un movimento di fondi del tutto analogo a quello dell’attuale conto corrente.

Così  le fedi, diventarono anche un prezioso documento storico, con testimonianze, cronache dell’epoca, che fanno dei banchi pubblici napoletani qualcosa di assolutamente originale nella storia delle istituzioni creditizie.

Un patrimonio che, ancora oggi, viene salvaguardato e reso fruibile a studiosi e visitatori presso l’Archivio storico, sito nel pieno del
cuore antico della città.

L'Archivio Storico a Napoli

L’Archivio Storico a Napoli

Ma la fede di credito non è solo un documento del passato. Forse non molti sanno che si tratta di un titolo di credito ancora pienamente legale, tuttora perfettamente richiedibile agli sportelli: la sua emissione è prerogativa del Banco e il girante può
sempre usufruire. come ieri, delle classiche caratteristiche del titolo, quali la causa o la subordinazione
del pagamento all’indicazione di una condizione.

Il fallimento del Banco dell’Annunziata nel 1702 e il breve dominio austriaco confermarono lo scenario di decadenza cominciato dopo la rivolta popolare di Masaniello del 1647. Ma qualcosa di nuovo si andava preparando.

Nel 1735 sali al trono Carlo di Borbone, figlio di Filippo V e di Elisabetta Farnese: Napoli era di nuovo capitale di un Regno indipendente. Il suo regno napoletano segnò il ritorno ad un antico splendore.

Il 4 novembre del 1737, giorno dell’onomastico del sovrano, fu inaugurato il teatro San Carlo, costruito nel tempo record di soli sei mesi, ma questo non è che un esempio delle tante opere che questo sovrano illuminato ed energico seppe ispirare e realizzare.

Monte di pietà – La sede più antica del Banco di Napoli

Nel 1759 Carlo divenne re di Spagna col nome di Carlo III.

I disordini finanziari che precedettero la guerra con la Francia rivoluzionaria portarono nel 1794 all’unificazione dei sette banchi superstiti in un solo istituto, il Banco Nazionale di Napoli.

II periodo francese, prima con Giuseppe Bonaparte e poi con Gioacchino Murat, segnò una ripresa della società e dell’industria. L’assetto del sistema bancario napoletano si riorganizzò sul modello della Banca di Francia.

Bonaparte, nel 1806, separò il Banco di San Giacomo dagli altri sei istituti cittadini e lo destinò al servizio di tesoreria pubblica col nome di Banco di Corte.

I rimanenti banchi furono unificati nel Banco dei Privati, che si dedicò alle operazioni proprie di
una banca di deposito e di giro.

Il 6 dicembre di quello stesso anno Murat avviò un’ulteriore riforma sul modello francese.
Fu istituito il Banco Nazionale delle Due Sicilie, ideato come società per azioni.
Ma l’iniziativa non riscosse la fiducia di un numero adeguato di sottoscrittori, le forze economiche preferirono continuare a servirsi del Banco di Corte, tanto che il Banco Nazionale fu soppresso nel 1809.

Dalla fusione con il Banco di Corte nacque un nuovo istituto, denominato Banco delle Due Sicilie, che riassunse le antiche funzioni del Banco di Corte e del Banco dei Privati, redistribuendole in due servizi specializzali: la Cassa della Corte presso la sede del Banco di San Giacomo solo per le operazioni di tesoreria dello Stato e del Municipio; la Cassa dei Privati presso la sede del Banco della Pietà solo per le operazioni con i privali egli enti morali.

Fede credito bari 1858

Fede di credito di 630 ducati, emessa dalla Cassa di Corte di Bari il 15 gennaio 1858 e riscossa presso la Cassa di Corte di Napoli.

Nel 1816 Ferdinando di Borbone. tornato al trono, unificò il Regno di Napoli con quello di Sicilia, e assunse il titolo di Ferdinando I re delle Due Sicilie.
Ferdinando I riconobbe con un decreto il Banco delle Due Sicilie (fu uno dei diversi aspetti di continuità con la politica riformista avviata dai francesi). Le esigenze del mondo commerciale e produttivo portarono, nel 1818, all’istituzione anche di una Cassa di Sconto, addetta allo sconto delle cambiali.

In poco più di due anni la Cassa di Sconto, da una dotazione iniziale di 3 milioni e mezzo di ducati, finì col registrare operazioni per 25 milioni e mezzo di ducati. Dopo un periodo di difficoltà seguito ai moti del 1820, col ritorno al ministero delle finanze di Luigi de’ Medici, il Banco trovò nuova spinta fino all’apertura di una seconda Cassa di Corte presso la sede dell’antico
Banco dello Spirito Santo. Il Banco delle Due Sicilie fu uno degli strumenti più efficienti a disposizione dello Stato borbonico e della monarchia.

I capitali del Banco intervenivano a sostegno delle iniziative imprenditoriali, la struttura mista (pubblico privata) dell’istituto era un modello di organizzazione creditizia che venne ritenuto in seguito un esempio da imitare.

Nell’ultimo periodo borbonico il Banco provvide ad espandere le sue attività anche al di fuori della cinta daziaria della capitate.

Nel 1844 e nel 1846 furono aperte due Casse di Corte a Palermo e a Messina, amministrate fino a quando non fu istituito, dopo i moti del 1848, il Banco Regio dei Reali Domini al di là del Faro.

Ma l’espansione continuò con l’apertura nel 1858 della succursale di Bari.
Le attività dell’istituto erano in pieno sviluppo quando gli avvenimenti del 1860 condussero all’unificazione del Paese.

Il Banco delle Due Sicilie assunse l’attuate denominazione di Banco di Napoli nel 1861. Con il decreto del 1863 si vide riconosciuto il diritto di battere cartamoneta.

Nel 1870 il Banco contava già tre sedi (Napoli, Bari e Firenze) e nove filiali (Roma, Milano, Foggia, Chieti, Lecce, Reggio
Calabria. Catanzaro, Salerno, e Avellino).

Direzione del Banco di Napoli a Via Toledo – Napoli

Dopo la crisi bancaria del 1893, gli istituti di emissione furono ridotti a tre: la Banca d’Italia, il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia.

Il Banco di Napoli, quindi, vide riconfermata la sua funzione di istituto di emissione Con il nuovo secolo, il Banco riprese la sua espansione. Dal giugno 1902 fu autorizzato all’esercizio del credito agrario (già svolgeva quello fondiario).

I primi anni del Novecento segnarono anche l’avvio del processo di internazionalizzazione del Banco, che fu autorizzato all’esercizio in esclusiva della raccolta delle rimesse degli emigranti negli Stati Uniti, con l’apertura a New York nel 1909 di una propria agenzia.

Nel 1926 il diritto di emettere banconote fu riservato esclusivamente alla Banca d’Italia. In quel frangente, il Banco di Napoli rivelò di essere in possesso di valuta aurea per 952 milioni di lire: una cifra enorme per l’epoca, un capitale mai posseduto fino ad allora da alcun istituto di credito italiano.

Allo stesso tempo il Banco veniva definito istituto di credito di diritto pubblico.
Fino al secondo dopoguerra il Banco si segnalò quale presidio di stabilità nei momenti difficili, specie negli anni che seguirono la crisi del ’29, e di sviluppo al servizio dell’economia meridionale, soprattutto dal 1950 in poi, nelle fasi della ricostruzione e dell’intervento straordinario per il Sud.

Nel 1938 fu creata la prima banca di investimenti per il Mezzogiorno che prese il nome di Isveimer, che ebbe un notevole importanza sullo sviluppo imprenditoriale del Sud.

 

LA STORIA DEL BANCO DI NAPOLI DAL 1950 AL 1990.

Gli anni del dopoguerra furono abbastanza difficili per il Mezzogiorno non solo per le distruzioni belliche ma anche per lo stato di
arretratezza dell’economia meridionale e per la forte carenza o assenza di infrastrutture.

Sede Banco di Napoli a Bari

La presenza del latifondo inoltre non aveva favorito lo sviluppo di una agricoltura più moderna e il miglioramento de

lle condizioni di vita del mondo agricolo; le ripercussioni vi furono con agitazioni dei contadini che interessarono diverse zone del Sud.

Il Banco di Napoli in quegli anni fu di aiuto nello sviluppo del Sud in sinergia con gli interventi della neonata Cassa del Mezzogiorno diretta dal prof. Pescatore e i fondi del piano Marshall (E.R.P).

La direzione del Banco negli anni sessanta venne assunta da Salvatore Guidotti che aveva maturato una lunga esperienza nella dirigenza della Banca di Italia.

Particolare momento di crisi furono negli anni settanta il consolidamento dei debiti nei confronti degli enti locali voluti dal ministro Stammati per risanare la finanza locale e il bilancio in rosso sotto la presidenza Pagliazzi.

Nel 1983 arrivò al Banco Ferdinando Ventriglia , che già in passato era stato dirigente della Banca prima di andare a coprire l’incarico di Direttore generale del Tesoro e successivamente di amministratore della Banca di Roma.

Inizia i cosiddetto periodo Ventriglia che durerà all’incirca fino alla sua morte nel dicembre del 1994. Dal 1983 in poi si manifesta una espansione patrimoniale e territoriale della banca, con la nascita del gruppo Banco di Napoli con numerose società partecipate.

All’orizzonte si profilano tuttavia nuovi scenari e nuovi vincoli: l’avvento della normativa Basilea partita nel 1987 ed entrata in vigore definitivamente nel 1990 che imponeva il rispetto di coefficienti patrimoniali minimi per l’esercizio delle attività e la trasformazione conseguente della banca da Ente in impresa.

Sede di Torino – Via Alfieri

Tale ultima trasformazione si realizzò con la legge Amato suddividendo il Banco di Napoli Istituto di credito di diritto pubblico in due entità una S.P.A che continuava ad esercitare l’attività bancaria e una Fondazione , di carattere privato ma sotto il controllo pubblico,
azionista della banca e con finalità di intervento sociale nel territorio.

La cessazione dell’attività della Cassa del Mezzogiorno fortemente voluta dall’allora Partito comunista anche in relazione ai mutamenti di indirizzo delle politiche regionali nel contesto europeo. La Cassa cessa di operare nel 1992 in connessione all’approvazione del trattato di Maastricht . Al suo posto viene approvata la legge 488 per gli interventi agevolativi, il cui il primo
bando però sarà fatto nel 1996.

L’aumento considerevole del debito pubblico italiano non sostenibile più per il futuro in relazione alla nuova politica della Comunità europea.

A tutto questo si aggiungerà nel 1992 la profonda crisi della politica con la nascita di nuovi equilibri e la paralisi in particolare delle opere pubbliche.

Il Mezzogiorno dal 1992 entrerà in una forte fase di crisi con riflessi pesanti sul sistema bancario meridionale e
quindi sul Banco di Napoli che ad aprile 1995 uscirà in rosso con il bilancio 1994.

LA STORIA DEL BANCO DI NAPOLI DAL 1990 AL 2009.

Il Banco di Napoli è divenuto società per azioni il 1° luglio 1991 con atto unilaterale del preesistente istituto di credito di diritto pubblico, ai sensi della legge 30 luglio 1990, n. 218 (legge Amato); a tale società fu conferita l’attività bancaria ed essa ora esercita intermediazione creditizia sia di breve che di medio e lungo termine, in base al principio di continuità giuridica e funzionale richiamato e applicato dalla stessa legge.

Sede di Firenze, in Via Cavour

Il capitale della banca era suddiviso fra la Fondazione Banco Napoli, che ne deteneva più del 70%, il Ministero del Tesoro e in parte modesta dal mercato.

La banca, quindi, sulla scorta delle possibilità già prima riconosciute alle specializzazioni operative in funzione, raccoglie risparmio nelle sue varie forme e fornisce crediti a breve termine (ordinario, agrario di esercizio e su pegno) ed a medio e lungo termine (agrario di miglioramento, fondiario, industriale e ad opere pubbliche ed impianti di pubblica utilità).

La società, per il raggiungimento dei suoi fini imprenditoriali, compie le citate operazioni ed offre direttamente la generalità dei servizi bancari e finanziari previsti dalla vigente normativa nazionale e da quelle dei mercati esteri in cui opera.

L’assetto proprietario della banca si è definitivamente modificato nel corso del 2000. Nella prima parte dell’anno essa ha fatto parte del Gruppo bancario Banco di Napoli, la cui capogruppo era la Banco di Napoli Holding, società costituita nel 1997 dall’Istituto Nazionale delle Assicurazioni (poi entrata nel gruppo Generali) e dalla Banca , Nazionale del Lavoro, con interessenze rispettivamente pari al 51 ed al 49%. La Banco di Napoli Holding deteneva il 56,08% del capitale sociale ordinario delle banca.

Nel mese di luglio, il SANPAOLO IMI ha acquistato dalla Bnl la partecipazione del 49% nella Bn Holding.

sede a Buenos Aires

In ottobre, l’Ina ha realizzato una scissione non proporzionale ed ha trasferito la sua partecipazione del 51% in Banco di Napoli Holding allo stesso SANPAOLO IMI. II Banco è entrato così a far parte del Gruppo.

Infine, la nuova capogruppo ha lanciato un’Opa obbligatoria sul restante 43,92% del capitale ordinario del Banco, posseduto da azionisti terzi e dal mercato: alla data di regolamento di tale offerta, il 1° dicembre 2000, il Gruppo Bancario SANPAOLO IMI ha conseguito il 97,6% dello stesso capitale ed ha avviato l’iter per procedere ad una offerta pubblica di acquisto residuale, al fine di pervenire al controllo della totalità delle azioni ordinarie del Banco.

Con la sua struttura operativa, il Banco di Napoli nel 2000 era presente nel territorio nazionale, attraverso i 731 sportelli della banca, prevalentemente ubicati nel Mezzogiorno d’Italia, i 53 sportelli per l’attività esattoriale ed i punti operativi delle società partecipate, e su importanti piazze finanziarie estere.

Attraverso di esse, oltre ad offrire la gamma completa delle modalità di intermediazione creditizia, era attiva nei mercati finanziario e mobiliare ed assicurava la gestione fiduciaria di patrimoni e di fondi comuni di investimento nonché la prestazione di servizi reali alle imprese. All’estero, il
gruppo era presente con 3 filiali, una filiazione ed un ufficio di rappresentanza.
L’attuale assetto proprietario è la conseguenza degli eventi che hanno caratterizzato la banca dal 1994 in poi a seguito delle ingenti perdite verificatesi anche a seguito della crisi dell’economia meridionale, dovuta all’improvvisa interruzione dell’attività della Cassa del Mezzogiorno, e della crisi del settore edilizio a seguito del noto fenomeno di tangentopoli.
L’azienda, a partire dall’esercizio 1996, pertanto è stata impegnata a dare attuazione al piano di ristrutturazione predisposto secondo le indicazioni della legge n. 588/96, approvato dalla Banca d’Italia e consistente in molteplici attività tese alla ricostituzione degli equilibri aziendali.

sede a Milano in via Tommaso Grossi

La citata legge n. 588/96, tra l’altro, si é prefissa di tenere il Banco indenne da conseguenze economiche e finanziarie derivanti dagli interventi realizzati e da realizzare utilizzando il meccanismo previsto dal decreto ministeriale del Tesoro del 27 settembre 1974 (decreto Sindona).
Un primo intervento fu operato nel 1997 a favore dell’Isveimer e consistette nel coprire a quest’ultima società, in liquidazione, il disavanzo finale della procedura, stimato in 1.775 miliardi.
Per ristorare il Banco per questo intervento, la Banca d’Italia nel corso del 1997, concesse due anticipazioni, poi scadute nel 1998, e remunerate al tasso annuo di interesse dell’1%. La disponibilità proveniente da queste anticipazioni fu investita in titoli di Stato. L’eccedenza fra gli
incassi per cedole e rimborsi dei titoli acquisiti e le uscite collegate al costo dell’anticipazione ha consentito al Banco di recuperare quanto destinato all’Isveimer (compresa la relativa remunerazione). Una ulteriore eccedenza di 112 miliardi è stata depositata presso la banca centrale,
in un conto infruttifero; l’importo del deposito è riportato nello stato patrimoniale tra le altre attività e trova contropartita tra le altre passività.
A partire dal 1998, il Banco è intervenuto finanziariamente più volte anche a favore della SGA (Società per la Gestione degli Attivi: la bad bank creata per gestire le perdite registrate dalla società dal 1997 al 30 giugno 2000).
L’inizio del nuovo millennio, ha visto il Banco di Napoli, forte di un’esperienza plurisecolare, pronto ancora una volta a svolgere un ruolo da protagonista, nell’ambito del Gruppo Sanpaolo IMI, per lo sviluppo economico e finanziario del Mezzogiorno d’Italia.
L’integrazione con il Gruppo Sanpaolo IMI ha permesso al Banco di Napoli di inserirsi in settori in forte crescita in Italia e nel Mezzogiorno, allineandosi alle tendenze del mercato, ampliando le proprie possibilità operative e le opportunità per la clientela.
Al 31/12/2002 il Banco di Napoli è stato incorporato nel Gruppo Sanpaolo Imi cessando una attività plurisecolare continua che era iniziata nel lontano 1539. Il 1 luglio 2003 è nato il nuovo Banco di Napoli che ha preso il nome di Sanpaolo Banco di Napoli con una dimensione territoriale ridotta rispetto al passato in quanto operativo in sole quattro regioni del Mezzogiorno continentale; sono state escluse dalla sua operatività le filiali operanti in Sardegna, Abruzzo, Marche e tutte le altre regioni italiane , che sono entrate a far parte della rete del banca Sanpaolo Imi. Il 1 luglio è stata creata anche l’Associazione Studi e Ricerche per il Mezzogiorno , che ha incorporato il patrimonio informativo e le competenze dell’Ufficio Studi del Banco di Napoli, come espressione della particolare attenzione che il Gruppo Sanpaolo Imi aveva verso il Mezzogiorno. Soci fondatori dell’Associazione oltre al Gruppo Bancario Sanpaolo Imi sono stati anche la Compagnia Sanpaolo e l’Istituto Banco Napoli fondazione. La biblioteca storica del Banco di Napoli, gestita fini al 2002 dall’Ufficio Studi, è stata donata all’Istituto Banco Napoli fondazione ed è aperta alla consultazione del pubblico presso la sede della fondazione in via Tribunali, dove è ubicato anche l’Archivio storico del Banco di Napoli con documenti a partire da 1467.
Nel 2007 la fusione fra Banca Intesa e Gruppo Sanpaolo IMI ha collocato il Banco di Napoli all’interno di un Gruppo bancario di più grandi dimensioni a livello non solo nazionale ma anche internazionale, mantenendo la sua attenzioni verso quattro regioni del Mezzogiorno continentale (Basilicata, Calabria,Campania, Puglia). Da ottobre 2007 la banca ha ripreso il vecchio nome diBanco di Napoli .
Oggi il Banco di Napoli , nell’ambito dell’articolazione della Banca dei Territori , è una banca commerciale che opera in tutti i settori del credito, della finanza e dei servizi, ed è impegnata con i suoi numerosi punti operativi in molteplici attività, di tipo tradizionale ed innovativo.
Tra queste ultime, un ruolo significativo hanno assunto anche le gestioni patrimoniali, i fondi comuni di investimento, la distribuzione di prodotti assicurativi, le emissioni obbligazionarie sul mercato internazionale dei capitali, l’assistenza e la consulenza alle imprese, la partecipazione al finanziamento di progetti industriali ed infrastrutturali.
Il Banco è operatore leader nella finanza di territorio, banca specializzata negli strumenti per lo sviluppo delle aree depresse , offre consulenza e assistenza alle imprese e agli enti clienti per tutte le forme Nazionali, regionali e dell’Unione Europea di intervento finanziario a sostegno degli
investimenti.
Il Banco di Napoli è impegnato a sviluppare la propria missione operativa nelle regioni meridionali, proponendosi come partner finanziario delle forze economiche locali.
Ha promosso e intensificato relazioni innovative con le imprese: il rapporto con gli imprenditori e con gli enti economici è diventato più stretto e finalizzato all’ottimizzazione dei progetti di crescita.
Particolarmente sviluppato e il know how nel comparto del credito a medio e lungo termine, nei settori del credito Industriale e Navale, Agrario, Opere Pubbliche, Fondiario ed Edilizio, Import Export.
I1 Banco svolge un significativo ruolo di catalizzatore del risparmio delle famiglie meridionali, garantendo nel contempo una sempre più ampia gamma di prodotti di investimento e di servizi innovativi.
Di speciale rilievo è il capitolo che riguarda il sostegno alla cultura, attraverso il quale la banca, forte oggi anche delle sinergie con la Capogruppo , ha tenuto nel corso di tutta la sua storia sempre ben saldo il suo rapporto, oltre che con l’economia, con la società meridionale.
Il grande patrimonio d’arte, simbolo di questo legame, è oggi per la maggior parte esposto in tre sedi cittadine: la pinacoteca a Villa Pignatelli d’Aragona Cortes, il Presepe settecentesco a Palazzo Reale, i decori e gli arredi sacri ai Museo della Cappella del Monte di Pietà.

___________

PRESIDENTI, AMMINISTRATORI DELEGATI E DIRETTORI GENERALI

Il Banco di Napoli dopo il 1926 quando cessò di essere Istituto di emissione insieme al Banco di Sicilia si diede una organizzazione maggiormente di banca privata aumentando il numero di filiali anche a seguito delle operazioni di incorporazione di altri operato
ri bancari del Mezzogiorno a seguito della crisi del 1929.
Fino al 1990 anno di trasformazione in Società per azioni la banca aveva un Presidente,un Consiglio e un Direttore Generale, successivamente alla trasformazione in S.P.A si aggiunse in alcuni periodi tempo anche la figura di Amministratore delegato.

PRESIDENTI

Stanislao Fusco
Paolo Pagliazzi
Rinaldo Ossola
Luigi Coccioli (1985-1993)
Ferdinando Ventriglia (1993-1994)
Luigi Coccioli (1994-1995)
Carlo Pace (1995-1996)
Giuseppe Falcone (1996-1998)
Federico Pepe (1998-2002)
Alfonso Iozzo (2003-2006)
Vincenzo Pontolillo (2006-2009)
Enzo Giustino (2009-2012)
Maurizio Barracco (2012-)

AMMINISTRATORI DELEGATI

Ferdinando Ventriglia (1990-1993)
Pietro Giovannini (1993-1995)
Gianpaolo Vigliar (1993-1995)
Antonio Sussi (1995-1995)
Francesco Bombaci (1995-1995)
Federico Pepe(9/8/1997-2000)
Vittorio Serafino (2001-2002)
Bruno Picca (1/7/2003-2004)

DIRETTORI GENERALI

Nicola Miraglia(1890-1926)
Giuseppe Frignani (1927-1943)
Salvatore Guidotti
Domenico Viggiani
Ferdinando Ventriglia (1983-1990)
Federico Pepe (1995-1997)
Amadio Lazzarini (1998-1999)
Antonio Nucci (2004-2009)
Giuseppe Castagna (2009-2013)

___________

Breve storia del Logo del Banco di Napoli

Il Logo del Banco di Napoli fino al 1987 , quando era ancora Istituto di Diritto pubblico, è stato lo stemma araldico autorizzato agli inizi del 1900 diviso in quattro sezioni colorate , ognuna rappresentante uno dei quattro maggiori Banchi che hanno dato origine al Banco nel corso del tempo, il Banco di S.Giacomo, il Banco del Salvatore, il Monte di Pietà e il Banco dei Poveri (Per maggiori informazioni consultare il sito dell’Istituto Banco di Napoli fondazione – www.ibnaf.it).

Nel 1987 sotto la gestione Ventriglia venne adottato per scopi commerciali un logo alternativo di più facile uso anche sulla modulistica con al centro lo stemma anzidetto stilizzato circondato da due alette una verso l’alto e l’altra verso il basso per indicare che il Banco operava in tutte le direzioni.

Con la trasformazione in SPA nel 1991 il vecchio stemma araldico venne adottato anche dall’Istituto Banco di Napoli Fondazione, nato contemporaneamente con la SPA sulla base della legge Amato.

Dal 1991 il vecchio stemma cadde in disuso nella banca divenuta SPA, salvo particolari momenti celebrativi.

Dal 1 luglio 2003, dopo l’operazione di incorporazione nel Sanpaolo IMI e il succesivo scorporo, il logo è divenuto semplicemente Sanpaolo Banco di Napoli di colore verde scuro.

Nel 2007 la banca ha ripreso ad utilizzare il vecchio stemma araldico per ricordare le proprie origine, originando una disputa con l’Istituto Banco di Napoli che utilizzava lo stesso stemma ormai dal 1991.

I rapporti di buon vicinato e la comune origine hanno portato la banca a non impiegare più il vecchio stemma per attività commerciali, ma solo per attività celebrative di alto valore istituzionale.

Nell’ ottobre del 2008 il nuovo logo è costituito semplicemente da Banco di Napoli preceduto dai tre archi colorati che sono il simbolo del Gruppo Intesa.

 

___________

San Gaetano da Thiene

San Gaetano nacque a Vicenza dalla nobile famiglia dei Thiene nel 1480 e fu battezzato con il nome di Gaetano, in ricordo di un suo celebre zio, il quale si chiamava così perché nato a Gaeta.

Nel 1533, per volere del papa Clemente VII, si trasferì nel Vicereame di Napoli stabilendosi all’Ospedale degli Incurabili.

Fondò i Monti di Pietà da cui nel 1539 sorse il Banco di Napoli, il più grande istituto bancario del mezzogiorno.