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a cura del Segretario Generale
avv. Giuseppe Coccorullo

Come ricorderete la ConcentrazioneNazionale Combattenti Banco di Napoli si è sempre battuta contro il comma 55 della Legge 243/2004.
Abbiamo illustrato la nostra tesi a parlamentari, ministri, stampa, sindacati nonché a magistrati di ogni ordine per evitare una palese ingiustizia costituita dall’utilizzo della suddetta norma legislativa nella causa fra pensionati – BN.

Abbiamo messo in risalto l’inconsistenza della sua strumentale classificazione quale interpretazione autentica con carattere
retroattivo, da noi considerata del tutto immaginaria.

Il suo scopo evidente era quello di privare quei pensionati del diritto di vedersi riconosciuto il mantenimento della clausola di miglior favore pensionistico prevista allora dalla normativa in materia, già confermata dal d.lvo 357/1990.

Tutto inutile, raccogliemmo una sola coraggiosa risposta in quanto i pensionati appartengono ad una classe impossibilitata
a sostenere i propri diritti mediante scioperi e discese in piazza. Una categoria da poter tartassare impunemente, ovviamente
in nome di una democrazia, laddove “demo” non sta più per popolo bensì per le sillabi iniziali di demonio.

La difesa della controparte volle far credere che col 1° gennaio 1994 l’articolo 11 del d.lvo 503/1992 sopprimesse la normativa
favorevole ai pensionati, sebbene detto articolo fosse chiaramente titolato “Perequazione Automatica delle pensioni” e non contenesse nessun riferimento alla perequazione aziendale.

Tesi, come si vede, del tutto assurda, fatta valere in giudizio ma sbugiardata dalla legge 449/1997. Infatti solo a datare dall’1.1.1998 la perequazione aziendale fu soppressa per quasi tutti i trattamenti pensionistici con l’art. 59 comma 4 col quale si disponeva che dall’1.1.1998 per l’adeguamento delle prestazioni pensionistiche trovava l’applicazione esclusivamente dell’art. 11 del d.lvo 30 dicembre 1992 n. 503.

In conclusione il trattamento di miglior favore cessava l’1.1.1998 e non l’1.1.1994, come si era fatto credere dalla controparte.

Perciò, secondo logica lavertenza, col riferimento a detta norma, doveva considerarsi chiusa da tale data.

Non fu così, tutto restò immutato. Si giunse fino alla Cassazione a Sezioni Unite, la quale, finalmente, con la sentenza 9024/2001 riconobbe il diritto al mantenimento del trattamento di miglior favore, sebbene limitato ai pensionati ante 1991, dall’1.1.1994 al 26 luglio 1996, data scelta in quanto coincidente con l’entrata in vigore della cosiddetta legge “salva Banco”.

Ma questa data finale doveva ritenersi ininfluente giacché la pensione del luglio 1996 era quella modificata dal 1° gennaio
1996, data del raffronto, e da valere per l’intero anno.

Infatti il successivo ricalcolo si sarebbe effettuato solo l’1.1.1997 come da delibera 1983, e non il 1° agosto 1996.
La sentenza delle Sezioni Unite doveva riverberare i suoi effetti pure sulle frazionate cause in corso, avendo modificato automaticamente

il loro oggetto da quello originario del mantenimento di un diritto già riconosciuto, a quello di semplice accertamento dell’appartenenza di quei pensionati alla categoria dei posti in quiescenza ante 1991.

Infatti tale fu la decisione delle Sezioni Unite, per la causa discussa, col demandare tale incombenza alla

Corte di Appello di Napoli. Era, quindi, da ritenersi definitivamente chiusa la vertenza?

Per niente.
Infatti nel 2004 il legislatore, interessato alla vicenda, col comma 55 della legge 243/2004, qualificato “interpretazione autentica con valore retroattivo” fece intendere che il giudizio nel merito era ancora in corso, iniziando così la norma “Al fine di estinguere il contenzioso in corso…”.

__________

a cura del Dir. Massimo albano

Lo Stato aveva volutamente ignorato la sentenza numero 9024 emessa dalla Cassazione a Sezioni Unite nel 2001 ed era intervenuto in una vertenza tra soggetti privati, determinandone l’esito,come poi verificatosi.

Un caso senza precedenti.

Di tanti sollecitati, come detto innanzi, nessun intervento a sostegno dei pensionati.

In altri tempi il comma 55 avrebbe posto una pietra tombale sulla vertenza, tanto più che la Consulta l’aveva dichiarato costituzionalmente corretto, sebbene viziato da interesse privato in atti legislativi e conflitto d’interesse perché l’estentore e presentatore del comma era allora legale del Fondo pensionistico complementare della Banca convenuta in giudizio.

Riepilogando, il comma 55 era così inquadrato:

- interesse privato in atti legislativi
– conflitto d’interesse
– ritardo assurdo di dodici anni per modificare una norma
– classificazione d’interpretazione autentica del tutto inconsistente perché ripetitivo di altra normativa
vigente (decreto legislativo 357/1990)
– intervento arbitrario dello Stato in una vertenza tra privati.

Ma stavolta in soccorso è intervenuta la Corte Europea dei diritti dell’uomo, alla quale ci si era rivolti con un estremo grido di speranza.

Infatti la Corte con la sentenza del 14 febbraio 2012 ha riconosciuto che uno Stato non poteva intervenire in una vertenza tra soggetti privati senza nessun valido motivo d’interesse pubblico.

Ora, quindi, quei pensionati ante 1991 o, purtroppo, i loro eredi, danneggiati dall’applicazione del comma 55 alle loro cause, potranno chiedere allo Stato la corresponsione delle somme pensionistiche loro spettanti, compreso quanto in precedenza dovuto restituire, sperando che possa condividere una richiesta bonaria.

Massimo Albano

__________

Corte Europea dei Diritti dell’Uomo
sentenza del 14 Febbraio 2012

La presente sentenza diventerà definitiva alle condizioni stabilite dall’articolo 44 § 2 della Convenzione.

Può subire modifiche di forma. Nella causa Arras e Altri c. Italia, La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Seconda Sezione), riunita in una camera composta da: Françoise Tulkens, Presidente, Danutė Jočienė, Dragoljub Popović, Işıl Karakaş, Guido
Raimondi, Paulo Pinto de Albuquerque, Helen Keller, giudici, e da Stanley Naismith, Cancelliere di Sezione,
dopo aver deliberato in camera di consiglio in data 24 gennaio 2012, rende la seguente sentenza, adottata in tale data:
PROCEDURA
All’origine della causa vi è un ricorso (n° 17972/07) proposto contro la Repubblica italiana con il quale quattro cittadini italiani (“i ricorrenti”), hanno adito la Corte il 20 aprile 2007 in virtù dell’articolo 34 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (“la Convenzione”). (omissis)
IN DIRITTO SULLA ALLEGATA VIOLAZIONE DELL’ARTICOLO 6 DELLA CONVENZIONE
34. I ricorrenti hanno lamentato che la Legge n. 243/04 come interpretata dalla Corte di Cassazione il 23 ottobre 2006, costituiva un’interferenza legislativa in un procedimento pendente, in violazione dei loro diritti a un giusto
processo di cui all’articolo 6 della Convenzione, che recita come segue: “Ogni persona ha diritto a che la sua causa … sia esaminata imparzialmente … da un tribunale …che deciderà sia in ordine alle controversie sui suoi diritti ed obbligazioni di natura civile … .”
35. Il Governo ha contestato tale argomento. (omissis)
39. Il Governo ha dedotto che non vi era stata violazione dell’articolo 6. (omissis)
2. La valutazione della Corte (omissis)
46. Nel caso di specie, la Corte osserva che la Legge n. 243/04 non riguardava decisioni diventate definitive
e fissava una volta per tutte retroattivamente i termini delle controversie pendenti davanti ai tribunali ordinari. Perciò, la
sua promulgazione in realtà determinava la sostanza delle controversie e la sua applicazione da parte dei vari tribunali ha reso inutile per un intero gruppo di persone che si trovavano nella situazione dei ricorrenti proseguire la lite.
47. Date le circostanze la Corte ritiene che non si possa sostenere che vi sia stata uguaglianza delle armi tra le due parti private dato che lo Stato si è pronunciato a favore di una delle parti quando ha promulgato la legge contestata.
48. La Corte ribadisce inoltre che solo impellenti ragioni di interesse generale potrebbero giustificare l’interferenza da parte dell’assemblea legislativa. Il rispetto per lo stato di diritto e la nozione di giusto processo impongono che le ragioni addotte per giustificare tali misure siano trattate con il massimo grado di circospezione possibile.
49. In conclusione, tenendo in mente quanto sopra, non vi era alcuna impellente ragione di interesse generale in grado di giustificare l’interferenza legislativa che è stata applicata retroattivamente e ha determinato l’esito dei procedimenti pendenti tra soggetti privati. (omissis)
51. Vi è stata pertanto violazione dell’articolo 6 § 1. (omissis)
A. Danno
86. I ricorrenti hanno chiesto il pagamento differenziale che avrebbero percepito se non fossero stati soggetti alla Legge n. 243/04, fino al 2010, oltre a un conteggio ipotetico per gli anni a venire in base alle statistiche ufficiali in materia di aspettativa di vita e rammentando che le pensioni sono trasferite al coniuge superstite, dopo il decesso, nella percentuale del 60% dell’importo originario. I ricorrenti hanno anche chiesto il danno morale per un importo che deve essere precisato dalla Corte.
87. Il Governo non ha presentato osservazioni in proposito.
88. La Corte osserva che nel caso di specie il riconoscimento di un’equa soddisfazione può essere basato solo sul fatto che i ricorrenti non hanno beneficiato delle garanzie di cui all’articolo 6 relative all’equità del procedimento. Sebbene la Corte non possa fare ipotesi su quello che sarebbe stato il risultato del processo se la situazione fosse stata diversa, essa non ritiene irragionevole ritenere che i ricorrenti abbiano subito la perdita di reali opportunità.
PER QUESTI MOTIVI, LA CORTE ALL’UNANIMITÀ
Dichiara ricevibile la doglianza di cui all’articolo 6 § 1 e irricevibile il resto del ricorso. Ritiene che vi sia stata violazione dell’articolo 6 § 1 della Convenzione; Ritiene che lo Stato convenuto debba versare ai ricorrenti, entro tre mesi a decorrere dalla data in cui questa sentenza sarà diventata definitiva conformemente all’articolo 44 § 2 della Convenzione, i seguenti importi: (omissis) più l’importo eventualmente dovuto a titolo di imposta, ai ricorrenti, congiuntamente, a titolo di spese; che a decorrere dalla scadenza di detto termine e fino al versamento, tali importi dovranno essere maggiorati di un interesse semplice a un tasso pari a quello delle operazioni di rifinanziamento marginale della Banca centrale europea applicabile durante questo periodo, maggiorato di tre punti percentuali;
Rigetta il resto della richiesta di equa soddisfazione dei ricorrenti.
Notificato per iscritto il 14 febbraio 2012, in applicazione

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dell’articolo 77 §§ 2 e 3 del Regolamento della Corte Françoise Tulkens President Stanley Naismith Cancelliere

Si ringrazia il Prof. avv. Giuseppe Ferraro per aver portato con successo la vertenza presso la Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo alla condanna dello stato italiano

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