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Avvenire – Prima Pagina

  • Wed, 19 Oct 2016 20:24:58 +0000: «Sfamare i bisognosi, responsabilità di tutti» - Avvenire RSS Feed - Avvenire Home Page
    "Attraverso il dare da mangiare agli affamati passa il nostro rapporto con Dio, un Dio che ha rivelato in Gesù il suo volto di misericordia". È questa la sintesi, nelle parole stesse di papa Francesco, della catechesi di questa mattina all'udienza generale del mercoledì in piazza San Pietro. Il brano del Vangelo era quello sulla fede e le opere, dalla lettera di san Giacomo ("la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa"). Ecco i principali punti della catechesi di Francesco.

    Il benessere ci fa chiudere in noi. "Una delle conseguenze del cosiddetto benessere è quella di condurre le persone a chiudersi in se stesse, rendendole insensibili alle esigenze degli altri". È quasi una moda, osserva Francesco, atteggiarci come se tutto intorno a noi andasse bene, come se tutti godessero del nostro stesso benessere. Invece "la realtà spesso ci fa incontrare situazioni di bisogno urgente. Per questo tra le opere di misericordia si trova il richiamo alla fame e alla sete: dare da mangiare agli affamati e da bere agli assetati".

    Le povertà lontane e quelle vicine. Non abbiamo lo stesso atteggiamento nei confronti delle povertà lontane e di quelle vicine a noi. "Quante volte i media ci informano di popolazioni che soffrono la mancanza di cibo e di acqua. Di fronte a certe notizie e specialmente a certe immagini l’opinione pubblica si sente toccata e partono campagne di aiuto". Questa forma di carità, osserva il Papa, "è importante ma forse non ci coinvolge direttamente". Invece "quando un povero viene a bussare alla porta di casa nostra è molto diverso perché non c’è più alcuna distanza tra me e lui o lei". La povertà in astratto, lontana, non ci interpella direttamente. "Ma quando vedi la povertà nella carne di uomo, di una donna, di un bambino, questo sì ci interpella". Non c’è più alcuna distanza tra me e il povero quando lo incrocio. "In questi casi qual è la mia reazione?" chiede il Papa. "Giro lo sguardo, passo oltre, oppure mi fermo a parlare e mi interesso del suo stato? E se tu fai questo non mancherà qualcuno che dica: ma questo è pazzo, parlare con un povero".

    "Dacci oggi il nostro pane": a tutti. "Pensiamo un momento: quante volte recitiamo il Padre Nostro eppure non facciamo attenzione a quelle parole 'dacci oggi il nostro pane quotidiano'? L’esperienza della fame è dura, ne sa qualcosa chi ha vissuto periodi di guerra o di carestia, eppure questa esperienza si ripete ogni giorno e convive accanto ad abbondanza e spreco". Se la fede non è seguita dalle opere, in se stessa è morta, ribadisce il Papa. "C’è sempre qualcuno che ha fame e sete e ha bisogno di me, non posso delegare nessun altro". Tutti siamo coinvolti in questo.

    Gesù ai discepoli: sfamateli. Francesco ha ricordato l'episodio evangelico della moltiplicazione dei pani. “Date loro voi stessi da mangiare” dice Gesù ai discepoli che vorrebbero congedare la folla perché non possono sfamarla. Se ci affidiamo a Gesù, con le nostre modeste risorse potremo fare molto. Non dimenticate le parole di Gesù, ripete Francesco: "Io sono il Pane della vita". E il Papa cita l'enciclica di Benedetto XVI Caritas in Veritate: "Dar da mangiare agli affamati è un imperativo etico per la Chiesa universale". E conclude: "Attraverso il dare da mangiare agli affamati passa il nostro rapporto con Dio, un Dio che ha rivelato in Gesù il suo volto di misericordia".

    Il Papa benedice tabernacolo di lamiera. Al termine dell'udienza generale sono stati presentati a papa Francesco il Pastorale della Misericordia e un tabernacolo, realizzati con le lamiere della baraccopoli di Kibera, a Nairobi, in Kenya, lo slum più grande dell'Africa subsahariana.
  • Wed, 19 Oct 2016 20:24:15 +0000: «Ancora incerto l'atterraggio su Marte» - Avvenire RSS Feed - Avvenire Home Page
    Non più rosso Marte ma «giallo» Marte: raffreddando l'esultanza dei primissimi istanti, non è ancora arrivato l'atteso segnale che dovrebbe indicare l'arrivo del modulo Schiaparelli su Marte, nell'ambito della missione che proseguirà nel 2020 con l'arrivo sul pianeta di un rover alla ricerca di segni di vita.

    Non è ancora chiaro, dunque, se lander Schiapparelli sia arrivato effettivamente sulla superficie di Marte. C'è stato un segnale dai radiotelescopi, che ha indotto in un primo momento a confermare il successo della missione. "Evviva l'Italia, evviva l'Esa, evviva l'Europa", è stato il primo commento di Roberto Battiston, presidente dell'Agenzia spaziale italiana. Ma subito dopo è prevalsa la cautela.

    Il Trace gas orbiter (Tgo), che ha portato la sonda Schiaparelli fino all'orbita di Marte, ha senz'altro rimbalzato il segnale proveniente dal lander, ma non si sa ancora se la sonda abbia effettivamente toccato il suolo marziano. L'orbiter, che deve trasmettere sulla Terra informazioni riguardanti il Pianeta Rosso, è tornato in quota orbitale dopo aver raggiunto l'altezza necessaria a sganciare la sonda. Il segnale iniziale, ha fatto sapere l'Agenzia spaziale europea Esa, è "forte e chiaro". 

    La missione è partita sette mesi. "Non era ovvio che tutto andasse bene", ha commentato Battiston, che ha sottolineato l'eccezionale bravura della filiera industriale spaziale italiana" parlando al Palazzo delle Esposizioni a Roma, alla presenza del ministro dll'Istruzione, Università e Ricerca, Stefania Giannini, e dell'ad di Leonardo Finmeccanica, Mauro Moretti.
  • Wed, 19 Oct 2016 20:23:38 +0000: Telecamere negli asili, ecco le regole - Avvenire RSS Feed - Avvenire Home Page

    La Camera dice sì alla legge che prevede l'installazione di telecamere di sorveglianza negli asili e nelle case di riposo. Anche sull'onda dell'ennesimo caso di violenze e abusi scoperto proprio ieri dalle forze dell'ordine ad Acerno, nel Salernitano, dove gli anziani di una struttura assistenziale venivano sottoposti a ogni genere di sevizia dai 17 infermieri e operatori, ora tutti indagati insieme al direttore del centro.

    Via libera alla riprese dunque, ma con regole stringenti, che vorrebbero placare la preoccupazione e le dure critiche espresse da molte associazioni, oltre che dai sindacati di categoria. Su tutti la Cisl scuola («Non si può trasformare in una comunità di sorvegliati speciali quella degli insegnanti e dei bambini») o dalla Fism, la Federazione italiana scuole materne («La telecamera disincentiva, quando non sostituisce, il dialogo, l’ascolto, la relazione indispensabili tra scuola e famiglia»).

    Immagini criptate, e serve una denuncia
    Le immagini catturate dalle telecamere che saranno installate negli asili e nelle case di cure per anziani e per disabili saranno cifrate: potranno essere visionate solo dal pubblico ministero, o dalla polizia su disposizione di quest’ultimo, in seguito a una denuncia o a una segnalazione. È vietato l’uso di webcam. L’installazione degli impianti a circuito chiuso deve essere preceduta da un accordo collettivo con i lavoratori e va segnalata da cartelli.

    >>> Violenze in asili e case di riposo, come una malattia da curare

    Un fondo per tutti: 15 milioni di euro
    A disposizione delle strutture coinvolte dal provvedimento è stato stanziato un fondo di 15 milioni di euro, spalmati su 3 anni, che dovrà essere distribuito dal ministero dell’Istruzione e che servirà prioritariamente a coprire i costi della formazione del personale, poi l’eventuale installazione di telecamere.
     

    Test per gli educatori
    Il testo approvato alla Camera contiene anche la delega al Governo all’adozione, entro un anno dall’approvazione definitiva della legge, di un decreto legislativo sulla formazione e valutazione attitudinale nell’accesso alle professioni educative e di cura in asili e strutture per anziani. Il ministro dell’Istruzione dovrà invece definire le modalità per assicurare il necessario coinvolgimento della famiglie interessate.

     

          

  • Wed, 19 Oct 2016 20:20:18 +0000: Milano, cinesi contro cittadinanza a Dalai Lama - Avvenire RSS Feed - Avvenire Home Page
    ​Alla dirompente crescita della Cina anche nel nostro Paese (si pensi all’acquisto da parte del colosso Suning della società calcistica Internazionale Fc) sta seguendo un corrispondente peso politico e culturale. E in questa ottica vanno inquadrate le proteste della comunità cinese per la visita del XIV Dalai Lama Tenzin Gyatso a Milano. Una tre giorni, a partire da giovedì mattina, durante la quale l’icona del pacifismo mondiale riceverà le chiavi della città come deciso da una delibera approvata dal precedente Consiglio comunale durante il mandato di Giuliano Pisapia che nel 2012 gli consegnò il "Sigillo" di Milano.

    In serata l’ambasciata della Cina ha emesso una dura nota contro la decisione dell’amministrazione di centrosinistra che attualmente governa Milano. Il Dalai Lama incontrerà anche l’arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola.

    «Io il Dalai Lama lo incontrerò e non temo ripercussioni», ha detto ancora il sindaco Sala mentre il Consiglio comunale ha sottolineato come la consegna della cittadinanza onoraria non intende rappresentare un’ingerenza nelle questioni politiche della Cina.

    «Quella dell’attribuzione della cittadinanza onoraria al Dalai Lama è un’iniziativa che riteniamo sbagliata e che offende decine di migliaia di cittadini cino-milanesi, perché non tiene conto dell’effettiva realtà storica e attuale del rapporto tra la Cina e la regione del Tibet e presenta la figura del Dalai Lama non semplicemente come esponente religioso ma come capo di uno stato che in realtà non esiste», è stata invece la netta presa di posizione della comunità del gigante asiatico.

    La console di Milano Wang Dong nei giorni scorsi aveva incontrato il prefetto Alessandro Marangoni, esprimendo preoccupazione per l’iniziativa di Palazzo Marino.
  • Wed, 19 Oct 2016 20:20:17 +0000: In fiamme strutture Caritas a Barletta e Lamezia - Avvenire RSS Feed - Avvenire Home Page

    ​Da oggi avrebbe dovuto ospitare due famiglie rimaste senza casa ma la vecchia chiesa di San Pio, a Margherita di Savoia, in provincia di Barletta-Andria-Trani, è stata distrutta nella notte da un incendio le cui cause sono ancora in corso di accertamento da parte dei carabinieri.
     
    La struttura, per lo più fatta in legno, era utilizzata per attività ricreative e destinata a diventare sede cittadina della Caritas. La scorsa notte le fiamme hanno distrutto completamente la chiesetta intitolata al santo di Pietrelcina, che si trova in nel quartiere residenziale Isola Verde-Città giardino, un quartiere che conta oltre un migliaio di residenti.

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    La reazione della cittadinanza è stata immediata: venerdì alle 18.30 si svolgerà una fiaccolata organizzata dalla aministrazione comunale di Margherita di Savoia e dalla diocesi di Barletta-Trani, seguita da una messa presieduta dal vescovo, monsignor Giovanni Battista Pichierri e concelebrata da tutti i sacerdoti della città. "Siamo indignati per la ferita inferta all'intera comunità salinara", si legge in una nota dell'amministrazione comunale. La fiaccolata partirà proprio dal sito della vecchia chiesa incendiata e si snoderà verso la nuova chiesa, dove sarà celebrata la messa.

    "Vedere ridotta così la ex chiesa dedicata a san Pio è stato terribile: un colpo al cuore"; sono le parole di Paolo Marrano, sindaco di Margherita di Savoia. La ex chiesa si presenta come un cumulo di lastre annerite, pareti sbriciolate e un campanile pericolante. Qui, Comune e diocesi di Trani avevano ipotizzato di ospitare alcune delle famiglie - poco meno di una ventina in tutto -  che occupavano abusivamente un'altra area della città - la ex scuola media "Pascoli" - e fatte sgomberare questa mattina. 

    A Lamezia Terme incendiati 5 container della Caritas
    Un altro episodio inquietante riguarda Lamezia Terme: 5 container di proprietà della Caritas cittadina sono stati distrutti da un incendio scoppiato ieri sera in via Indipendenza. I container erano in attesa di essere utilizzati per l'iniziativa sociale Villaggio della Carità che dovrebbe ospitare alcuni volontari dell'associazione e una casa famiglia.

    Complessivamente sono 16 i cointainers che si trovano nell'area, di cui cinque, ancora vuoti, completamente distrutti nel rogo. Carabinieri e Vigili del Fuoco, intervenuti per domare l'incendio, hanno trovato una bottiglietta con liquido infiammabile, ma gli inquirenti stanno svogendo ulteriori accertamenti prima di confermare la matrice dolosa del rogo.

  • Wed, 19 Oct 2016 20:20:17 +0000: Mosul, migliaia in fuga verso la Siria - Avvenire RSS Feed - Avvenire Home Page

    È giunta al terzo giorno l'offensiva curdo-irachena, supportata da milizie volontarie sciite e dai raid della coalizione a guida Usa, che punta a riconquistare la città di Mosul, capoluogo della provincia di Ninive e da oltre due anni roccaforte del Daesh in Iraq. Nell'attacco sono coinvolti circa 30mila soldati, tra regolari e peshmerga.

    LIBERATE CITTA' CRISTIANE. L'esercito regolare ha liberato finora un'area di 352 chilometri quadrati che si estende a sud di Mosul. Nell'ultima giornata ha preso il controllo della parte meridionale di al-Hamdaniya, 27 chilometri a est di Mosul, il più antico centro cristiano della provincia di Ninive. Da due giorni la bandiera irachena sventola sul Palazzo del governo locale. Secondo la tv irachena Al Sumariya qui il Daesh ha lasciato sul campo 25 morti. Prima dell'arrivo dei jihadisti, ad al-Hamdaniya l'80% della popolazione era cristiana. Lo stesso vale per numerose cittadine della Piana di Ninive, tra cui Qaraqosh, liberate nei primi due giorni dell'offensiva. Le truppe irachene avanzano lungo la direttrice meridionale, mentre i peshmerga curdi attaccano prevalentemente da est.

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    Sfollati dall'area di Mosul arrivati a Erbil, Kurdistan iracheno (Lapresse)

    MIGLIAIA IN FUGA VERSO LA SIRIA. Secondo Save the children, migliaia di profughi iracheni, in fuga dall'offensiva su Mosul, stanno raggiungendo un campo rifugiati nel nord-est della Siria, in una zona già martoriata da guerra e violenze. Il campo è ormai sovraffollato e le condizioni igieniche e sanitarie sono al limite del collasso. Mosul contava un milione e mezzo di abitanti, l'Onu stima che 200.000 persone siano costrette a fuggire nelle prossime settimane. Lo scenario più pessimistico dell'Onu evoca un milione di sfollati, con circa 700.000 persone in cerca di un alloggio di emergenza. Per l'Unicef sarebbero 500mila i bambini a rischio.

    A MOSUL 6.000 JIHADISTI.Il capo delle forze speciali irachene, generale Talib Shaghati, stima che siano circa seimila i jihadisti del Daesh trincerati nella città di Mosul. "Le informazioni di intelligence indicano che ci sono 5.000-6.000 combattenti del Daesh", ha detto in una conferenza stampa a Erbil, nel Kurdistan iracheno. Stando a fonti locali contattate da AsiaNews, fra i semplici combattenti di Daesh si respira nervosismo. La paura è cresciuta ieri con l’arrivo di molti combattenti fuggiti da al-Hamdaniya. Le fonti di AsiaNews mormorano che i combattenti di Daesh fuggiranno verso la Siria, in direzione di Raqqa e di Deir Ez Zor, transitando per zone controllate dall’esercito turco in Iraq.

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    Peshmerga scoprono un tunnel del Daesh a Bartila, est di Mosul (Lapresse)

    «DUE MESI PER LIBERARE MOSUL».
    La stima è del comandante peshmerga Sirwan Barzani, intervistato dalla Cnn: due settimane per raggiungere Mosul e due mesi per riconquistare la città. Sempre che le condizioni atmosferiche, con eventuale maltempo, non giochino a favore dei jihadisti.

    Mosul, la battaglia che ridisegnerà l'Iraq di Camille Eid

    L'APPELLO DEL PATRIARCA SAKO. In una lettera inviata all'agenzia AsiaNews, Louis Raphael Sako, Patriarca di Babilonia dei Caldei e presidente della Conferenza episcopale irachena, rivolge un appello a tutti gli iracheni affinché abbandonino le divisioni e mettano "il bene comune del Paese e di tutti gli iracheni prima e al di sopra di ogni altra cosa". "In queste attuali circostanze - si legge nel messaggio del Patriarca - la situazione richiede a tutti gli abitanti di Mosul, e ciò vale per tutti gli iracheni, di affrontare una responsabilità storica, nazionale e morale per la costruzione di relazioni interne ed esterne bilanciate ed equilibrate. Dobbiamo evitare di scambiarci accuse e di incolparci. Dobbiamo mettere la parola fine a tutte le dispute; mettere un freno agli egoismi e agli interessi personali e di una parte". "Così facendo, saremo in grado - prosegue Sako - di spianare il cammino verso una reale riconciliazione comunitaria, all’insegna dell’amore, della pace e della liberazione di tutte le terre occupate. In questo modo, tutti noi iracheni, possiamo recuperare un po’ di fiducia e di speranza per una soluzione rapida del nostro annoso dilemma, istituendo una democrazia civile e genuina, rispettosa di tutti in modo pacifico e civile". "Questo è il solo e unico modo per una piena ripresa del nostro Paese", conclude.

  • Wed, 19 Oct 2016 20:20:17 +0000: L'infermiera: qui si fanno turni massacranti - Avvenire RSS Feed - Avvenire Home Page
    Raccoglie la cascata di ricci rossi, indossa il camice e irrompe sorridendo nella prima delle quattro camere che toccheranno a lei: «Come va oggi? ». Valentina Ariu, 33 anni, infermiera da dieci, cominciò a lavorare proprio qui, nel reparto chirurgia generale e oncologica addominale dell’ospedale Mauriziano a Torino. «Erano altri tempi», commenta, «tre mesi dopo la laurea ero già assunta, tramite concorso. Oggi i concorsi non li fanno manco più perché non si assume, eppure ce ne sarebbe tanto bisogno».
     
    In quello che Valentina definisce «il lavoro più bello del mondo» i ritmi sono al limite del sopportabile, specie se si opera con coscienza: «Non siamo in fabbrica, non maneggiamo oggetti inanimati, abbiamo a che fare con persone che hanno dietro una vita e la mettono nelle tue mani. Sono pazienti con malattie importanti, dunque ad ammalarsi è l’intera famiglia, è tutto un sistema che diventa fragile. Alla fine del turno siamo a pezzi, più nella mente che nel fisico, a casa ancora ripenso 'avrò fatto tutto nel miglior modo possibile?'. Non si tratta di mettere flebo o sondini, ma di fare vere e proprie trasfusioni di forza e speranza a persone che da te si aspettano moltissimo». In chirurgia oncologica i ricoverati sono 35 e a volte non c’è il tempo per mangiare. Sono pazienti non facili, hanno subìto operazioni pesanti e tagli addominali invasivi, hanno sonde e drenaggi, chiamano per chiedere sollievo dal dolore o girarsi nel letto: 35 pazienti fissi, contro 18 infermieri che invece ruotano su tre turni, la mattina dalle 7 alle 15, il pomeriggio dalle 15 fino alle 23, la notte dalle 23 fino alle 7 del giorno successivo. Si va a letto quando il cambio lo consente. Turni ferrei già decisi il mese prima, «ma tra noi siamo molto uniti e di fronte a un imprevisto ci sostituiamo. Probabilmente è il dover affrontare storie così dure che ci ha resi amici». Le camere sono a tre letti, solo una stanzetta in fondo al corridoio, l’ultima, è singola: «Lì curiamo il paziente in fase terminale quando non c’è la possibilità di farlo tornare a casa. È emblematica questa posizione…».

    Basta una giornata in ospedale con lei per toccare con mano ciò che ha chiarito subito: «Un lavoro così non lo fai per il 27 del mese». Lei lo ha sognato fin da bambina, poi si è laureata in Scienze infermieristiche. Ma nessuna scuola insegna l’empatia che ha appreso nelle notti e nei giorni dai pazienti stessi: «Mai far pesare una chiamata, nessun campanello è mai inutile, se mi avvicino qualcosa la chiedono sempre». E poi il bisogno di capire cosa succede, di sapere sempre cosa altri stanno facendo su di noi, «sono loro i protagonisti della vita che ti hanno affidato. A volte non ho voglia di sorridere, mi faccio violenza, ma loro pendono da quel sorriso. Anche il contatto fisico è fondamentale, toccare la mano del paziente mente gli si parla agisce come un farmaco, perciò anche se ho fretta rallento ». Loro sentono se in quella mano c’è partecipazione o solo mestiere.
     
    Dopo dieci anni tra i malati oncologici, Valentina ha imparato che «se è accudito con amore e riceve le giuste cure palliative, nessuno chiede di morire. Chi parla di eutanasia non ha passato un solo giorno con loro». Piuttosto, la missione dell’infermiere comprende l’accompagnare, la capacità di cogliere i segnali, di costruire pazientemente «quel rapporto di fiducia senza il quale non riesci a lavorare».
     
    Per fare tutto questo ci vorrebbe una squadra di infermieri, un rapporto uno a uno, invece i conti sono presto fatti: la mattina ogni infermiere ha in carico 12 pazienti, il pomeriggio 18, «la notte addirittura tutti e 35, perché chi è di turno è solo». Ed è la notte che le paure aumentano e gli anziani si disorientano. Mentre i giovani sono difficili sempre, «sono arrabbiati con la malattia»... Ma poi ci sono «i successi», e Valentina preferisce mostrarci quelli. Come l’uomo, pallido, che cammina in corridoio verso di noi tra due fisioterapisti, e sorride a tutti: «Operato a fegato e intestino, dopo un infarto è rimasto incosciente, sembrava perduto, invece da due mesi si è ripreso dal punto di vista neurologico e motorio e ora continua a salutare chiunque incontri: il fatto di poter ancora uscire dalla stanza e vedere la vita che c’è fuori, per lui è una gioia. La malattia cambia le persone, si progetta a breve termine e tutto diventa più intenso. Anche questo però non lo impari a scuola».
  • Wed, 19 Oct 2016 20:20:17 +0000: Il nuovo superiore dei gesuiti: primo, riconciliare - Avvenire RSS Feed - Avvenire Home Page
    Offrire l’annuncio del Vangelo laddove c’è più bisogno ma anche impegnarsi a portare la riconciliazione in un mondo che vive ferite profonde: senza dimenticare priorità come il senso della fede e la promozione della giustizia.

    È la Compagnia di Gesù del futuro, aperta a nuove frontiere come la Cina e l’Africa, quella delineata dal neo preposito generale, il venezuelano, classe 1948, Arturo Sosa Abascal. Oggi nella sede della Curia generale dei gesuiti a Roma, accompagnato dal responsabile dell’Ufficio comunicazioni dell’Ordine Patrick Mulemi e dal consigliere e assistente ad provvidentiam della Compagnia, l’italiano padre Federico Lombardi, il 30esimo successore di Sant’Ignazio ha indicato le sfide che attendono i religiosi ignaziani nel terzo millennio (circa 17mila sparsi nel mondo). 

    Il gesuita venezuelano ha soprattutto indicato alcuni punti chiave per la missione della Compagnia all’indomani della sua elezione alla guida dell’Ordine. «È possibile avere un mondo diverso, che le persone vengano trattate per quello che sono, con più giustizia sociale, anche se tutto, intorno a te - ha spiegato Sosa - spinge a pensare che è un compito difficile, quasi impossibile. Del resto cercare, sperare l’impossibile è proprio del cristiano. E la Chiesa, per riuscire in tale missione, ha bisogno essenzialmente di due cose, di due gambe: una è il servizio, la fede, l’altra è la conoscenza culturale, la profondità intellettuale, in modo che al pensiero segua la giusta azione». 

    Il superiore dei gesuiti non ha dimenticato di ribadire tra le priorità per l’Ordine ignaziano, quella di continuare nel difficile terreno dell’apostolato intellettuale. A questo proposito padre Sosa ha indicato il felice esempio di questo tipo di ministero che arriva dalla Cina dove una dozzina di gesuiti, provenienti da Europa e Stati Uniti, insegnano nelle università statali del Paese. «Lavoro, il loro, esclusivamente culturale, non pastorale né spirituale», ha tenuto a precisare, come è invece quello svolto da altri confratelli a Macao, Hong Kong e Taiwan.
    Rispondendo alle domande dei giornalisti che hanno affollato proprio l’aula dove si è svolta l’elezione, padre Sosa ha evidenziato che per i Gesuiti restano prioritari il servizio alla fede e la formazione intellettuale.

    Quindi, padre Arturo Sosa ha messo l’accento sul contributo di riconciliazione che i figli di Sant’Ignazio di Loyola possono offrire in tante aree ferite del mondo: «Riconciliazione tra tutti in diversi modi! In tutte le regioni del mondo si sente questa spaccatura, questa ferita profonda che ci divide e si sente anche di fronte a situazioni gravi. Allora questa è una grande chiamata alla riconciliazione, è una grandissima sfida per noi che, come Compagnia di Gesù, questi pochissimi uomini, possiamo contribuire almeno con un piccolo sforzo alla riconciliazione tra gli esseri umani che allo stesso tempo è riconciliazione con Dio e con il Creato».

    «Come governerò, vi chiederete», ha detto ancora rivolgendosi ai giornalisti. «Non è ancora stato deciso nulla, non può esserlo. Il lavoro comincia oggi, le tappe deliberative verranno stabilite nel futuro prossimo, così come l’équipe di governo, gli assistenti. Una cosa è certa: non si mette in discussione il senso della nostra missione, il servizio della fede e la promozione della giustizia, tenendo conto della diversità culturale e dell’importanza del dialogo». Confermate anche - ha aggiunto il preposito generale - alcune priorità stabilite dalla precedente Congregazione generale (la 35esima svoltasi nel 2008), ovvero il dialogo interreligioso, la questione dei rifugiati, i flussi migratori, le situazioni di crisi e di povertà conseguenza delle mutate situazioni sociali.

    Non sono un “Papa nero”, servo la Chiesa come gesuita
    Padre Sosa ha riposto anche a domande a livello più personale: ha confidato che è sereno per il nuovo incarico, che sente l’aiuto dei suoi confratelli e soprattutto del Signore. «La Compagnia di Gesù è appunto Sua – ha osservato – e quindi il Signore non farà mancare il Suo sostegno». Non gli piace essere chiamato “papa nero”, ha aggiunto, perché il proprio dei gesuiti (legati tra l’altro da un voto speciale al romano pontefice, il cosiddetto IV voto) – a partire dal preposito generale – è il servizio al Papa e ai vescovi.

    Il ringraziamento al suo predecessore Nicolás Pachón
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    L'abbraccio tra Pachòn (a sinistra) e Sosa
    Il superiore dei gesuiti ha poi tenuto a ringraziare il suo predecessore Adolfo Nicolás Pachón - che ha retto la Compagnia per 8 anni (2008-2016), sottolineando la grande amicizia che li lega.«Si è già congedato dai due papi ed è già pronto per una nuova missione. Dopo un breve periodo di riposo in Spagna – ha spiegato - si preparerà per rientrare nelle Filippine, per andare lì dove il suo provinciale lo ha destinato. Farà il padre spirituale in un centro pastorale. Mi tocca molto la sua libertà e il suo desiderio di continuare la sua missione come “semplice” gesuita».
     
    ll rapporto con il Papa e confratello Francesco-Jorge Mario Bergoglio
    Il padre Sosa ha rivelato di aver conosciuto per la prima volta Jorge Mario Bergoglio nel 1983, durante la 33esima Congregazione generale (dove è stato ricordato durante la conferenza stampa ebbe modo di conoscere per la prima volta anche padre Federico Lombardi) che portò all’elezione dell’olandese (allora rettore del Pontificio Istituto Orientale) Peter Hans Kolvenbach, il preposito che resse la Compagnia di Gesù per 25 anni (1983-2008)- «Fu il primo incontro (la prima Congregazione a cui partecipai) — ha raccontato — al quale ne seguirono altri, in Argentina, quando era arcivescovo di Buenos Aires, e infine qui, a Roma, dopo la mia nomina nel 2014 a delegato per le case e le opere interprovinciali della Compagnia di Gesù. Molto facile entrare subito in comunicazione con lui».

    La carica di preposito dei gesuiti rimane a vita
    Sull’elezione a vita del superiore dei gesuiti, padre Sosa ha risposto che la Compagnia continuerà a eleggere il suo generale a vita. I tre precedenti generali hanno rassegnato le dimissioni per cause di salute (Pedro Arrupe) o per motivi di età (Kolvenbach e Nicolas Pachon). Il criterio è che sia capace di gestire la complessità del governo. Per questo vigilano gli assistenti e l’ammonitore. E tuttavia, come anche testimoniato da Benedetto XVI, padre Sosa ha affermato che un preposito può rinunciare quando sente che le forze gli vengono meno. Ancora, ha evidenziato che anche per i Gesuiti è importante seguire l’esortazione di papa Francesco ad essere “Chiesa in uscita”.

    La 36esima Congregazione dei gesuiti ora in fase deliberativa
    Padre Sosa ha poi ribadito che: «Non è ancora chiaro neppure a me, al momento, quali saranno le linee di governo. Come padre generale, io sono chiamato a mettere in pratica i decreti che verranno decisi dalla congregazione stessa e riceverò delle raccomandazioni su quali saranno i punti di attenzione che dovrò tenere presenti. La Congregazione di fatto rimane l’organo supremo di governo della Compagnia».

    Nei prossimi giorni, la 36esima Congregazione, dopo aver riflettuto e discusso sulla missione, procederà a formare il nuovo governo dell’Ordine, in particolare scegliendo gli assistenti ad providentiam (coloro che aiutano il generale a vigilare sul buon governo della Compagnia), l’ammonitore (che si prende cura della sua vita spirituale) e gli assistenti regionali.
  • Wed, 19 Oct 2016 20:20:17 +0000: Obama: il sì al referendum può aiutare l'Italia - Avvenire RSS Feed - Avvenire Home Page

    ​Prima il picchetto d'onore, poi la stretta di mano e il colloquio nella sala ovale, infine in serata l'ultima cena di stato (lo state dinner). Matteo Renzi vola a Washington per incassare i complimenti ("è giovane e bello e gli piace twittare") e l'incoraggiamento del presidente americano Barack Obama (soprattutto sulle riforme "coraggiose").
    "Io tifo per Matteo Renzi, secondo me deve restare in politica comunque vada" il referendum del 4
    dicembre scandisce  Obama. E ancora: sì al referendum, può aiutare l'Italia. Un endorsement in piena regola, insomma.   


    I temi dell'incontro: Daesh ed Europa
    Una visita ufficiale in cui si discute della lotta comune contro Stato islamico e del futuro dell'Europa su cui pesano una crescita lenta e la crisi dei rifugiati. L'Italia è un valido alleato di Washington in Medioriente, come testimoniano i soldati addestratori in Iraq e l'impegno per trovare una soluzione politica alla guerra civile in Siria. Quella di questa sera è l'ultima cena presidenziale di Obama, prima di lasciare l'incarico il 20 gennaio. La presenza di Renzi e di sua moglie Agnese Landini alla Casa Bianca cementa di fatto l'amicizia tra i due Paesi e l'evento può anche fornire a Renzi una spinta alla campagna referendaria sulla riforma costituzionale. Ma anche sulla sua spinta per un'Europa forte e integrata (anche sul tema dei migranti) specialmente dopo la Brexit.

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    Renzi accolto dal picchetto d'onore
    Matteo Renzi è stato accolto dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama e dalla moglie Michelle nel South Lawn della Casa Bianca: il massimo riconoscimento per un premier straniero. Insieme a Renzi, la moglie Agnese Landini e la delegazione delle personalità simbolo dell'Italia: Raffaele Cantone, i due premi Oscar Roberto Benigni e Paolo Sorrentino, la campionessa paralimpica Bebe Vio, la presidente del Cern Fabiola Gianotti, la sindaca di Lampedusa Giusi Nicolini, lo stilista Giorgio Armani e di Paola Antonelli, responsabile del reparto architettura e design al Moma di New York. Oltre a loro il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, il nuovo commissario per il Digitale Diego Piacentini e l'ambasciatore Armando Varricchio.

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    Obama: l'Italia grande alleato
    "L'Italia è uno dei più grossi alleati che abbiamo", e con gli Usa segue il motto "patti chiari e amicizia lunga", visto che "tra Italia e Usa ci sono delle condizioni che non potrebbero essere più chiare". Con queste parole il presidente Usa Barack Obama ha accolto il presidente del Consiglio Matteo Renzi alla Casa Bianca. I due Paesi, ha spiegato Obama, lavorano affinché "l'Europa deve diventare un continente di libertà". "Oggi è una giornata piacevole perché sancisce l'ultima cena di Stato per la mia presidenza e ci siamo riservati il meglio per la fine e quindi da parte nostra è un grande onore dare il benvenuto a Renzi e alla moglie Agnese" ha detto ancora Obama sottolineando il ruolo indispensabile delle due consorti. "Entrambi abbiamo sposato due mogli fantastiche" ha detto." Mi considero italiano onorario" ha sottolineato Obama, ricordando i suoi viaggi in Italia "da quando io e Michelle non avevamo figli". "L'America è stata costruita grazie agli immigrati, è grande e forte grazie agli immigrati".

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    Obama attacca Trump: scandaloso
    Nel corso della conferenza stampa c'è spazio anche per la politica interna. Con un duro attacco al candidato repubblicano. "Non ho mai visto nella mia vita o nella storia politica moderna nessun candidato presidenziale cercare di screditare le elezioni e il processo elettorale in corso prima del voto": lo ha detto Barack Obama replicando a Donald Trump che agita lo spettro di elezioni truccate. Poi l'affondo sulla politica filo-Putin. "L'adulazione di Donald Trump nei confronti di Putin è un fatto senza precedenti e non è in linea con la politica americana":

    Renzi cita Dante: la nostra missione è la conoscenza
    C'è un'espressione di Dante che non posso tradurre. Fatti non foste a vivere come bruti ma per seguir virtute e canoscenza. La nostra missione non è seguire la brutalità, ma i valori, la conoscenza. Questa è la scelta per noi oggi e credo che noi non ci stancheremo mai di essere veri amici, partner solidi degli Usa, con questo spirito". Il premier italiano ha poi messo l'accento sul legame storico tra Italia e America. "Amerigo Vespucci, diede il suo nome all'America; e pensiamo a 70 anni fa quando tanti giovani americani hanno sacrificato la loro vita per ridare la libertà all'Italia".

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  • Wed, 19 Oct 2016 20:20:17 +0000: Baldisseri: i ragazzi, protagonisti del Sinodo - Avvenire RSS Feed - Avvenire Home Page
     Il prossimo Sinodo sarà dedicato ai giovani in «continuazione quasi naturale » a quelli dedicati alla famiglia. Sono loro infatti «il presente e il futuro della famiglia, della società e della Chiesa». E si sta studiando il modo di «cooptarli» nell’Assemblea prevista per il 2018. Lo spiega ad Avvenire il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo.

    Eminenza, come è maturata la scelta?
    È uscita con molta forza dalle consultazioni. Sia nel primo sondaggio che è stato fatto nell’ultimo Sinodo, sia nelle consultazione degli episcopati occidentali e orientali, degli uffici della Curia e degli ordini religiosi. Anche il Consiglio della segreteria ha proposto preminentemente questo tema. E il Papa ha accolto questa indicazione.

    Tecnicamente come avviene la scelta del tema?

    Il Consiglio propone alcuni temi in ordine di preferenza e il Papa sceglie, essendo libero anche di andare al di fuori. Questa volta comunque ha fatto propria la proposta prevalente.

    Secondo indiscrezioni giornalistiche tra i temi suggeriti ci sarebbe stato quello dei ministeri ordinati e quindi anche del celibato…
    C’erano delle proposte ad un livello più generale: parlare del clero, dei presbiteri, senza andare nel dettaglio. Ma alla fine il Papa ha scelto che sarà su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.

    Quindi?
    Si parlerà di tutti i giovani. A prescindere dalla loro nazionalità, razza o religione. Si affronterà la questione di come la Chiesa può trasmettere e proporre la fede ai giovani nel difficile contesto odierno. E ci occuperemo di come i giovani possono discernere la loro vocazione, il loro progetto di vita, nel senso più ampio di questo termine, a 360 gradi. Vocazione al matrimonio, vocazione ad una determinata professione, e anche vocazione al sacerdozio e alla vita religiosa.

    La macchina del sinodo si è già attivata?
    Sì. Stiamo studiando un progetto di lineamenta, il documento preparatorio, da inviare a tutti gli episcopati e gli aventi diritto. Cercheremo di fare in modo di poter arrivare anche alla base in forma diretta, un po’ come già avvenuto nei due sinodi sulla famiglia. Ci aspettiamo quindi delle risposte non solo dai nostri interlocutori istituzionali ma anche direttamente dalla base ecclesiale in genere e dagli stessi giovani in particolare.

    Quando prevede che i lineamenta saranno pronti?
    La prossima sessione del Consiglio di segreteria è fissata per il 21 novembre. Si prevede, come è successo nel passato, che sarà presente anche il Papa che è il presidente del Sinodo. In quella sede potrebbero essere discussi e approvati i lineamenta. Dopodiché avremo un anno pieno per la preparazione delle risposte. Un periodo più lungo di quello avuto nei sinodi precedenti. Questo darà alle conferenze episcopale più tempo per la consultazione delle parrocchie e delle diverse realtà ecclesiali.

    Si può prevedere che al Sinodo partecipino direttamente dei giovani?
    Stiamo studiando ancora in che forma questo possa avvenire. A norma di statuto il Sinodo è dei vescovi, comunque stiamo cercando di capire in che forma potremo cooptarli nella celebrazione dell’assise.

    A proposito di Statuto si sta studiando un aggiornamento dell’Ordo Synodi?
    Ci stiamo lavorando facendo tesoro delle modifiche metodologiche e procedurali già adottate nei due Sinodi passati. Allo stesso tempo abbiamo messo a tema anche un approfondimento dottrinale sulla sinodalità. A questo proposito è prossima la pubblicazioni degli atti del Simposio che abbiamo celebrato sul tema lo scorso febbraio.

    Che fine faranno i Sinodi continentali che pure sono stati celebrati in passato?
    Per il momento sono in una posizione, per così dire, di stand by. Stiamo studiando se ed eventualmente in che modo continuare questa esperienza. Ovviamente sarà poi il Papa a dire una parola decisiva.

    Il Consiglio della segreteria è l’organismo che più da vicino collabora col Papa anche nell’applicazione dell’esortazione postsinodale. Ritiene possibile un intervento formale che offra una specie di “interpretazione autentica” di alcuni punti delicati dell’Amoris laetitia, come quello sui divorziati risposati?
    Non credo. Il Papa, quasi antevedendo questo tipo di richiesta, nell’Amoris laetitia ha ben spiegato che «non ci si dovesse aspettare dal Sinodo o da questa Esortazione una nuova normativa generale di tipo canonico, applicabile a tutti i casi». Infatti dal momento che - come ha affermato il Sinodo - «il grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi», occorre procedere con «un responsabile discernimento  personale e pastorale dei casi particolare».