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Avvenire – Mondo

  • Wed, 19 Oct 2016 14:41:55 +0000: Mosul, migliaia in fuga verso la Siria - Avvenire RSS Feed - Mondo

    È giunta al terzo giorno l'offensiva curdo-irachena, supportata da milizie volontarie sciite e dai raid della coalizione a guida Usa, che punta a riconquistare la città di Mosul, capoluogo della provincia di Ninive e da oltre due anni roccaforte del Daesh in Iraq. Nell'attacco sono coinvolti circa 30mila soldati, tra regolari e peshmerga.

    LIBERATE CITTA' CRISTIANE. L'esercito regolare ha liberato finora un'area di 352 chilometri quadrati che si estende a sud di Mosul. Nell'ultima giornata ha preso il controllo della parte meridionale di al-Hamdaniya, 27 chilometri a est di Mosul, il più antico centro cristiano della provincia di Ninive. Da due giorni la bandiera irachena sventola sul Palazzo del governo locale. Secondo la tv irachena Al Sumariya qui il Daesh ha lasciato sul campo 25 morti. Prima dell'arrivo dei jihadisti, ad al-Hamdaniya l'80% della popolazione era cristiana. Lo stesso vale per numerose cittadine della Piana di Ninive, tra cui Qaraqosh, liberate nei primi due giorni dell'offensiva. Le truppe irachene avanzano lungo la direttrice meridionale, mentre i peshmerga curdi attaccano prevalentemente da est.

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    Sfollati dall'area di Mosul arrivati a Erbil, Kurdistan iracheno (Lapresse)

    MIGLIAIA IN FUGA VERSO LA SIRIA. Secondo Save the children, migliaia di profughi iracheni, in fuga dall'offensiva su Mosul, stanno raggiungendo un campo rifugiati nel nord-est della Siria, in una zona già martoriata da guerra e violenze. Il campo è ormai sovraffollato e le condizioni igieniche e sanitarie sono al limite del collasso. Mosul contava un milione e mezzo di abitanti, l'Onu stima che 200.000 persone siano costrette a fuggire nelle prossime settimane. Lo scenario più pessimistico dell'Onu evoca un milione di sfollati, con circa 700.000 persone in cerca di un alloggio di emergenza. Per l'Unicef sarebbero 500mila i bambini a rischio.

    A MOSUL 6.000 JIHADISTI.Il capo delle forze speciali irachene, generale Talib Shaghati, stima che siano circa seimila i jihadisti del Daesh trincerati nella città di Mosul. "Le informazioni di intelligence indicano che ci sono 5.000-6.000 combattenti del Daesh", ha detto in una conferenza stampa a Erbil, nel Kurdistan iracheno. Stando a fonti locali contattate da AsiaNews, fra i semplici combattenti di Daesh si respira nervosismo. La paura è cresciuta ieri con l’arrivo di molti combattenti fuggiti da al-Hamdaniya. Le fonti di AsiaNews mormorano che i combattenti di Daesh fuggiranno verso la Siria, in direzione di Raqqa e di Deir Ez Zor, transitando per zone controllate dall’esercito turco in Iraq.

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    Peshmerga scoprono un tunnel del Daesh a Bartila, est di Mosul (Lapresse)

    «DUE MESI PER LIBERARE MOSUL».
    La stima è del comandante peshmerga Sirwan Barzani, intervistato dalla Cnn: due settimane per raggiungere Mosul e due mesi per riconquistare la città. Sempre che le condizioni atmosferiche, con eventuale maltempo, non giochino a favore dei jihadisti.

    Mosul, la battaglia che ridisegnerà l'Iraq di Camille Eid

    L'APPELLO DEL PATRIARCA SAKO. In una lettera inviata all'agenzia AsiaNews, Louis Raphael Sako, Patriarca di Babilonia dei Caldei e presidente della Conferenza episcopale irachena, rivolge un appello a tutti gli iracheni affinché abbandonino le divisioni e mettano "il bene comune del Paese e di tutti gli iracheni prima e al di sopra di ogni altra cosa". "In queste attuali circostanze - si legge nel messaggio del Patriarca - la situazione richiede a tutti gli abitanti di Mosul, e ciò vale per tutti gli iracheni, di affrontare una responsabilità storica, nazionale e morale per la costruzione di relazioni interne ed esterne bilanciate ed equilibrate. Dobbiamo evitare di scambiarci accuse e di incolparci. Dobbiamo mettere la parola fine a tutte le dispute; mettere un freno agli egoismi e agli interessi personali e di una parte". "Così facendo, saremo in grado - prosegue Sako - di spianare il cammino verso una reale riconciliazione comunitaria, all’insegna dell’amore, della pace e della liberazione di tutte le terre occupate. In questo modo, tutti noi iracheni, possiamo recuperare un po’ di fiducia e di speranza per una soluzione rapida del nostro annoso dilemma, istituendo una democrazia civile e genuina, rispettosa di tutti in modo pacifico e civile". "Questo è il solo e unico modo per una piena ripresa del nostro Paese", conclude.

  • Wed, 19 Oct 2016 07:15:27 +0000: Mosul, l'Onu teme catastrofe per i civili - Avvenire RSS Feed - Mondo
    L'offensiva curdo-irachena per riconquistare la città di Mosul, nel nord dell'Iraq, è giunta al secondo giorno. Ma si annuncia lunga e complessa. La situazione sul terreno appare in una fase di stallo. L'esercito iracheno, che avanza da sud, e i peshmerga curdi, da est, starebbero consolidando le posizioni raggiunte. Sempre coperti dai raid della coalizione internazionale a guida Usa, ai quali partecipa anche l'aviazione turca.

    L'allarme dell'Onu: rischio catastrofe. Il rischio per la popolazione di Mosul è quello di trovarsi presa in una morsa. Con il Daesh in casa e gli eserciti che avanzano dalla piana. La battaglia per liberare Mosul, fa sapere l'Onu attraverso le sue agenzie umanitarie, potrebbe portare a "una catastrofe" e "alla più lunga e complessa emergenza umanitaria" del 2017. L' Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha avvertito che "centinaia di migliaia di sfollati" potrebbero abbandonare Mosul nelle settimane o nei mesi della campagna militare. E che circa 10mila civili potrebbero essere usati come scudi umani dal Daesh nelle operazioni di difesa della città.

    L'OBIETTIVO Mosul, la metropoli sunnita anti Baghdad

    Rallenta l'offensiva. L'offensiva su Mosul oggi sembra rallentata. Un'inviata della televisione panaraba Al Arabiya riferisce che i Peshmerga si sono praticamente fermati. Ma l'operazione, avviata ieri all'alba, era stata annunciata lunga e complessa. L'esercito iracheno preme da sud, i miliziani Peshmerga curdi da est. Sarebbero a una quindicina di chilometri dalla città. A nord-est di Mosul sono schierate le truppe turche, ma questo è un motivo di crescente tensione tra Ankara e Baghdad. Il primo ministro iracheno Haidar al Abadi è tornato a chiedere alla Turchia di ritirare le truppe, affermando che 'l'Iraq non è assoggettato ad Ankara".

    ANALISI Mosul, la battaglia che ridisegnerà la regione di Camille Eid (18/10)

    King (Ue): rischio sicurezza per l'Europa. Il commissario europeo alla Sicurezza, Julian King, ha avvertito del rischio di flusso di jihadisti del Daesh in Europa una volta caduta Mosul. "Il recupero della roccaforte del Daesh in Iraq, Mosul, può far sì che i combattenti jihadisti arrivino in Europa", ha dichiarato al quotidiano tedesco Die Welt. "Anche un piccolo numero (di jihadisti) rappresenta una minaccia seria, davanti alla quale dobbiamo essere preparati".

    Il 20 vertice in Francia. Giovedì 20 a Parigi si terrà un vertice internazionale, tra una ventina di Paesi, sul futuro di Mosul: lo ha annunciato il ministro francese degli Affari esteri, Jean-Marc Ayrault.
  • Tue, 18 Oct 2016 13:18:22 +0000: Permesso di protezione sociale contro la tratta - Avvenire RSS Feed - Mondo
    Il Governo garantisca un permesso di protezione sociale a chi è vittima di tratta: lo chiede la Fondazione Migrantes della Cei, nel giorno in cui si celebra la decima edizione della Giornata europea contro la tratta, che quest'anno invita a portare l'attenzione sul mondo dei migranti in fuga che sbarcano in Italia e arrivano in Europa. Tra di essi, sottolinea monsignor Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes della Cei, "riconosciamo non solo vittime di guerra, persecuzioni religiose politiche, disastri ambientali, ma anche molte vittime di tratta".


    Secondo Perego, "purtroppo, troppo spesso in Italia viene negato dalle Commissioni territoriali un titolo di soggiorno, perché non si riconoscono tra i migranti persone che non solo sono vittime di tratta alla partenza, ma anche nel loro viaggio sono state vittime di trafficanti". "La presenza di molte vittime di tratta tra i diniegati, tra l'altro presenti nelle diverse strutture di prima accoglienza anche da molti mesi se non da quasi due anni - spiega ancora il direttore di Migrantes -, chiede un intervento del Governo per garantire un permesso di protezione sociale per evitare che oltre alla partenza, o durante il viaggio, ma anche nel nostro Paese molti uomini e donne migranti cadano in una nuova forma di sfruttamento, alimentando ulteriormente il mondo della prostituzione (dove si contano già almeno 35.000 persone) o del lavoro (con oltre 400.000 lavoratori vittime di sfruttamento grave e tratta)". "È un atto di giustizia sociale e di tutela della dignità di molte persone - aggiunge Perego -, tra cui donne giovani provenienti in particolar modo dai paesi dell'Africa sub-sahariana, che l'Italia, ma anche l'Europa dovrebbero riconoscere come importante per celebrare non solo a parole, ma nei fatti, una Giornata europea contro la tratta".


    Sarà un saluto della Presidente della Camera, Laura Boldrini, ad aprire la celebrazione della "Giornata europea contro la tratta degli esseri umani", che si terrà alle ore 17,30 presso la Sala Aldo Moro di Montecitorio.
  • Tue, 18 Oct 2016 13:09:46 +0000: Mosul, la metropoli sunnita anti Baghdad - Avvenire RSS Feed - Mondo
    Mosul si trova 300 chilometri a nord di Baghdad. Con un milione e mezzo di abitanti è la seconda città dell'Iraq. Dal giugno 2014 è sotto il controllo delle milizie del Daesh. È stato a Mosul che Abu Bakr al Baghdadi, nel giugno 2014, si è autoproclamato Califfo del sedicente Stato islamico, il territorio tra Iraq e Siria settentrionali controllato dai jihadisti del Daesh.

    Snodo strategico, tra deserto e Siria. La città è cruciale dal punto di vista strategico, in quanto ultimo grande centro ancora sotto il controllo jihadista in Iraq e vicina alla Siria e al deserto occidentale iracheno. Le sue dimensioni ne rendono più difficile la liberazione rispetto ad altre città come Falluja o Ramadi che erano quattro o cinque volte più piccole.

    Città sunnita, ostile a Baghdad. Mosul è a stragrande maggioranza sunnita, proprio come i miliziani del Daesh, mentre il governo e l'esercito iracheno sono prevalentemente sciiti. La città accoglie anche 7.000 ex ufficiali delle forze armate (sunnite) dell'ex dittatore iracheno Saddam Hussein e altri 100.000 ex militari, molti dei quali furono cacciati durante l'epurazione dei membri del partito Baath (il nome del partito di Saddam) messa in atto dopo l'invasione americana nel 2003. Anche per questa storica frizione con il governo di Baghdad la città di Mosul è caduta nelle mani del Daesh.
  • Tue, 18 Oct 2016 10:27:15 +0000: Aleppo, sospesi i bombardamenti - Avvenire RSS Feed - Mondo
    Da stamani è silenzioso il cielo sopra Aleppo. Niente bombardamenti. Ma la quiete arriva dopo una notte di distruzione e fiamme.

    Il ministro della Difesa russo, Serghei Shoigu, ha annunciato l'interruzione dei raid siriani e russi su Aleppo a partire dalle 10 di oggi (le 9 in Italia) precisando che "la cessazione anticipata dei raid aerei è necessaria per introdurre la pausa umanitaria del 20 ottobre".

    Due corridoi umanitari. Il ministro russo ha aggiunto che le truppe siriane sul terreno si ritireranno a buona distanza per permettere ai miliziani di lasciare la parte orientale di Aleppo attraverso due corridoi e che l'iniziativa deve consentire ai negoziatori di Losanna di di distinguere tra ribelli moderati e terroristi.

    Msf: 72 ore per evacuare i feriti. L'ong Medici senza frontiere ha riferito che saranno necessarie 72 ore per evacuare "in sicurezza" i feriti e malati da Aleppo e introdurre i necessari aiuti umanitari in città.

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    Aleppo, la trappola dei quartieri dell'Est di Camille Eid (26/9)

    Notte di bombardamenti. Nella notte l'aviazione russa ha pesantemente bombardato la parte orientale di Aleppo. "Gli aerei russi hanno compiuto intensi bombardamenti dopo mezzanotte, colpendo molti distretti di Aleppo Est", rende noto l'Osservatorio siriano sui diritti umani. Le stesse aree, secondo l'ong con base a Londra, sono state prese di mira dall'aviazione di Damasco. In una delle incursioni è stato colpito un blocco di appartamenti nel distretto di Bustan al Qasr.

    DOMANDE&RISPOSTE Perché Aleppo è la città martire

    Tregua fino a giovedì alle 16. Nel pomeriggio di ieri la Russia aveva annunciato una mini tregua di 8 ore, dalle 8 alle 16 di giovedì 20 ottobre, per consentire l'evacuazione di ammalati, feriti e miliziani. L'Onu aveva replicato che giudicava quel tempo insufficiente a far entrare i camion con gli aiuti nei quartieri orientali della città, assediati dall'esercito siriano. Anche l'Unione europea, tramite l'Alto Rappresentante Ue per la Politica estera e di sicurezza Federica Mogherini, aveva giudicato non abbastanza utile uno stop ai raid di sole 8 ore. Ora sembra che Mosca abbia accolto l'indicazione delle Nazioni unite di allungare la mini tregua a poco più di 48 ore. Un tempo necessario all'organizzazione dei convogli umanitari e al loro ingresso nelle aree di Aleppo assediate.
  • Tue, 18 Oct 2016 07:11:41 +0000: Mosul, la battaglia che ridisegnerà l'Iraq - Avvenire RSS Feed - Mondo
    Tutto sembra procedere secondo i piani. Ma la vera battaglia di Mosul inizierà dopo. Dopo la cacciata del Daesh. La città catalizza la bramosia di diversi attori locali e regionali, e il suo futuro deteminerà non solo la geografia politica dell’Iraq, ma anche dell’intero Medio Oriente.

    L’offensiva è iniziata. L’agenda è stata concordata sotto la supervisione americana: dalle forze che prendono parte all’operazione, alla direzione di marcia delle varie unità militari, alla data prevista della fine delle azioni (si parla di tre settimane). Ma niente, proprio niente sul “dopo” sembra essere chiaro. A cominciare dal governo della città. Il presidente della Regione autonoma curda, Massud Barzani, ha parlato di un «dettagliato» accordo con Baghdad che contempla l’istituzione di una “Commissione politica comune” cui sarà affidata l’amministrazione di Mosul dopo la liberazione. E già qui cominciano i problemi. Perché altre fonti curde hanno tenuto a sottolineare che i peshmerga avanzeranno solo fino alla periferia della città ma non vi entreranno affatto. Quindi non si capisce perché mai gli iracheni dovrebbero offrire loro su un piatto d’argento il governo condiviso di una città che non hanno contribuito a conquistare. Lo stesso dicasi per i miliziani sciiti della “Mobilitazione popolare”, cui è stata affidata la liberazione di Hawija e la “pulizia” del settore di Tal Afar, a est di Mosul, per tagliare le vie di fuga dei jihadisti verso il confine siriano.

    La partecipazione all’operazione di queste milizie sciite aveva sollevato ondate di critiche da vari Paesi. Nei giorni scorsi il ministro degli Esteri saudita Adel al-Jubayr aveva ripetutamente invitato Baghdad a escludere dall’operazione «le milizie confessionali sostenute dall’Iran», mettendo in guardia da una «catastrofe» o da «un bagno di sangue» contro la popolazione sunnita. Così, mentre il premier iracheno Abadi si rallegra del fatto che per la prima volta da 25 anni le truppe federali irachene entrano nel Kurdistan, i massi media vicini a Riad soffiano sul fuoco della reciproca diffidenza. La tivù al-Arabiya ha parlato della battaglia di Mosul come di un «surreale momento di concordia», rilevando che, a missione terminata, le forze in campo cominceranno a imbrogliarsi a vicenda».

    La Turchia, da parte sua, non si rassegna alla sua (provvisoria) esclusione dall’operazione. Ankara considera, infatti, il coinvolgimento dei suoi soldati alla battaglia di Mosul una conditio sine qua non per sedere successivamente al tavolo dei negoziati. Per ora, lo strumento di Ankara è rappresentato dalla cosiddetta “Guardia di Ninive”, guidata dall’ex governatore della provincia Athil al-Nujaifi. Ma si tratta di un’“arma” provvisoria. «I nostri fratelli sono lì e i nostri parenti sono lì. È fuori questione che noi non saremo coinvolti», ha detto il presidente  turco Erdogan parlando in televisione. I «fratelli» che Erdogan vuole proteggere dall’espansionismo sciita filo-iraniano sono – come aveva avuto modo di illustrare – gli arabi, i turkmeni e i curdi. Una determinazione che rispolvera vecchi progetti regionali.

    La provincia ottomana di Mosul era stata inglobata, in base agli accordi segreti di Sykes-Picot del 1916, nella zona sotto influenza francese, ma le successive vittorie militari di Kemal Ataturk avevano messo in discussione tale decisione. Fino al 1923, quando il Trattato di Losanna ha stabilito che la sorte della provincia sarebbe stata decisa dalla Società della Nazioni e, due anni dopo, Mosul è entrata ufficialmente a fare parte dell’allora Regno hascemita dell’Iraq. Tuttavia, le rivendicazioni di Ankara sulla città non si sopirono mai. Fino a qui.
  • Tue, 18 Oct 2016 07:07:15 +0000: Aleppo, corridoio umanitario di 8 ore - Avvenire RSS Feed - Mondo
    Un corridoio umanitario per Aleppo. Non è la tanto invocata tregua, sulla cui necessità torna a insistere l'Onu, ma è pur sempre qualcosa. Otto ore di tempo, giovedì 20 ottobre, per consentire l'evacuazione di ammalati, feriti e miliziani disposti a ritirarsi.

    L'annuncio è arrivato dalla Russia, per conto anche dell'alleato governo di Damasco. Segue di due giorni l'ennesimo raid sugli ospedali, denunciato da Medici senza Frontiere.

    DALLE 8 DI GIOVEDI'. Il 20 ottobre dalle 8 del mattino alle 16 "nella zona di Aleppo sarà introdotta una 'pausa umanitarià" per "evacuare i malati e i feriti nonché per il ritiro dei miliziani" da Aleppo, ha detto il generale russo Serghiei Rudskoi, citato dall'agenzia russa Tass. Il generale ha chiarito che l'iniziativa russa giunge mentre la Russia, l'Onu e "i Paesi con un'influenza" in Siria stanno continuando a lavorare a un piano per far sì che i miliziani del fronte Fatah al-Sham (gli ex qaedisti di al Nusra), considerati ora "amici" dagli Usa ma legittimi obiettivi dei russi, lascino Aleppo.

    MOGHERINI: SERVONO 12 ORE. È un primo "passo positivo, un inizio" ma la tregua giovedì di 8 ore annunciata dalla Russia "non è sufficiente per risolvere la crisi umanitaria ad Aleppo... servono almeno 12 ore". Questo il primo commento del capo della diplomazia Ue, Federica Mogherini.

    L'ONU: NON BASTA, OCCORRE VERA TREGUA. La tregua di 8 ore è "positiva" ma non sufficientemente lunga per consentire la distribuzione dei soccorsi alla città assediata: è questa la posizione dell'Onu, espressa dal portavoce Stephan Dujarric. È necessaria "una pausa più lunga per far entrare i camion" che trasportano gli aiuti. "Abbiamo bisogno di più tempo" ha insistito Dujarric, ribadendo che l'Onu reclamava pause di 48 ore.

    L'UE EVOCA «CRIMINI DI GUERRA». Aumenta intanto la pressione sul regime siriano e sulla Russia affinché pongano fine ai raid aerei su Aleppo. L'Unione europea, in una dichiarazione ufficiale, ha definito i bombardamenti sulla seconda città siriana possibili "crimini di guerra". Ma l'ipotesi di far scattare nuove sanzioni contro la Russia (dopo quelle per la crisi con l'Ucraina) è stata definita "non realistica e non attuabile" nel Consiglio dei ministri degli Esteri europei, anche da parte dei Paesi che sarebbero teoricamente favorevoli.

    GENTILONI: LEVA POLITICA SU MOSCA. Il titolare della Farnesina, Paolo Gentiloni, specifica: "Non pensiamo che le sanzioni siano strumenti che possano aiutare la gente di Aleppo" perché hanno la loro efficacia "in anni, non in settimane". E sottolinea che "la leva" per convincere Mosca è "quella politica" in quanto la Russia "non può sacrificare al sostegno di Assad ogni ruolo costruttivo nella crisi siriana: il prezzo sarebbe troppo elevato sul piano politico".
  • Tue, 18 Oct 2016 07:05:33 +0000: Iraq, esercito e curdi insieme per strappare Mosul al Daesh - Avvenire RSS Feed - Mondo
    È iniziata stamani all'alba l'offensiva congiunta curda e irachena per la riconquista di Mosul, roccaforte del Daesh in Iraq. All'operazione, annunciata dal premier iracheno Hayder Abadi, partecipa anche la coalizione internazionale a guida Usa, che garantisce la copertura aerea.

    Mosul è sotto il controllo del Daesh dal giugno 2014 ed è da questa città che due anni fa Abu Bakr al-Baghdadi si è autoproclamato "califfo" del sedicente Stato islamico.

    L'ONU TEME ONDATA DI PROFUGHI. Con l'inizio dell'offensiva su Mosul, si tema un'ondata di profughi senza precedenti. L'Onu stima che mezzo milione di persone possa lasciare Mosul nei prossimi 3-4 giorni. "Stiamo lavorando senza sosta per aprire entro le prossime settimane altri 22 campi di emergenza che ospitino fino a 400 mila profughi in fuga da Mosul" ha detto Lisa Grande, coordinatrice dell'Onu per l'Iraq, in videoconferenza da Baghdad. "Ad ora abbiamo sei campi in grado di ospitare 60 mila persone". Il vicesegretario generale dell'Onu per gli Affari umanitari Stephen O'Brien Asimismo ha espresso "profonda preoccupazione per la sicurezza di 1,5 milioni di civili" che vivono a Mosul

    10MILA DOLLARI PER LASCIARE MOSUL. "Abbiamo notizie credibili che i trafficanti di esseri umani chiedono 10.000 dollari per portare la gente fuori da Mosul" ha detto Lisa Grande, coordinatrice Onu per l'Iraq. "Secondo le nostre informazioni prima il prezzo era di 1.500 dollari", ha precisato.

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    Profughi di Mosul sfollati nel campo di Dohuk (Lapresse)

    LIBERATI 200 KM QUADRATI. Secondo quanto riferito dalla televisione di Stato irachena, in mezza giornata l'esercito ha liberato 12 villaggi a sud di Mosul mentre i peshmerga curdi hanno riconquistato 7 villaggi a ovest della città occupata dai jihadisti. Il presidente della Regione curda autonoma dell'Iraq del Nord (Krg), Massud Barzani, ha detto in una conferenza stampa che la giornata di oggi segna "un punto di svolta" per la regione: «Un'area di circa 200 hilometri quadrati è stata liberata dal Daesh» e l'accesso dall'Iraq ad Aleppo è stato chiuso.

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    Un mezzo corazzato con la bandiera curda diretto a Mosul (Lapresse)

    L'AIUTO DEGLI USA. A supporto dell'offensiva irachena ci sono i caccia statunitensi che stanno bombardando con raid mirati i siti di difensa del Daesh e in particolare la base di al Qiyara. A Mosul si registrano numerosi incendi in quanto i jihadisti hanno dato alle fiamme i depositi di benzina per provocare alte colonne di fumo e ridurre la visibilità per i caccia. Oltre alle milizie di Difesa popolari sciite, presenti con 9mila uomini, partecipano a questa offensiva anche i peshmerga curdi che stanno avanzando dalla direttrice di al Sawatir già conquistata e avanzano per prendere altri 7 villaggi della zona di al Hamdania.

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    Un soldato occidentale a est di Mosul il 17 ottobre (Lapresse)

    I PESHMERGA NON ENTRERANNO A MOSUL. Il presidente curdo-iracheno Barzani ha precisato che le forze curde, che avanzano sul fronte orientale, non entreranno a Mosul città. L'accordo con il governo di Baghdad, guidato dal premier Hayder Abadi, è che l'eventuale ingresso trionfale dei "liberatori" sarà solo delle truppe governative irachene. 

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    Peshmerga curdi preparano l'assalto a Mosul, 17 ottobre (Lapresse)

    «POTREBBE DURARE SETTIMANE». L'offensiva di terra per la riconquista di Mosul potrebbe durare settimane, o forse più. Lo ha detto il generale Stephen Townsend, comandante della coalizione a guida Usa. "Questa operazione per riprendere il controllo della seconda città irachena", scrive Townsend in una nota, "potrebbe essere una battaglia lunga e difficile".


    JIHADISTI FUGGITI IN SIRIA.
    Decine di miliziani del Daesh sono scappati in Siria con le famiglie dopo l'inizio dell'offensiva irachena per la riconquista di Mosul. Lo rivela la tv satellitare curda Rudaw, secondo la quale sarebbero rimasti dai 3.000 ai 4.500 combattenti jihadisti a difendere la seconda città irachena.

    NON CI SONO SOLDATI ITALIANI. "Non ci sono truppe italiane. Sono curdi, iracheni sciiti e sunniti". Lo ha detto il ministro Roberta Pinotti a 'Otto e Mezzo' su La7. L'Italia ha però 400 militari schierati a protezione della diga di Mosul. "Non è vicina alla città, ci sono 20-30 chilometri di distanza" precisa Pinotti. "Sapevamo che andavamo in una situazione dove ci sono tensioni e rischi quindi abbiamo previsto un dispositivo di sicurezza per permetta di stare tranquilli ai nostri militari ed agli operai che lì stanno lavorando" aggiunge il ministro.

  • Mon, 17 Oct 2016 17:56:01 +0000: Germania, allarme nube tossica - Avvenire RSS Feed - Mondo
    Esplosione in Germania in un impianto chimico. E ora si teme per una nube tossica. Appello alla popolazione: state in casa, tenete chiuse le finestre. Ma la polizia esclude che si sia trattato di un attentato.

    DISPERSI E FERITI. ​Due persone sono morte, 2 risultano disperse e 6 ferite nell'esplosione avvenuta nell'impianto chimico della Basf a Ludwigshafen, circa 80 chilometri a sud-ovest di Francoforte. Lo riferisce il colosso chimico tedesco. Le vittime sono lavoratori dell'azienda. In precedenza la Basf aveva confermato che quattro suoi dipendenti sono rimasti feriti stamani alle 8.30 in una esplosione in un altro impianto, a Lampertheim, distante una trentina di chilometri da Ludwigshafen. In quest'ultimo caso non vi sarebbero rischi per l'ambiente. L'industria chimica Basf ha sospeso tutte le attività negli impianti di Ludwigshafen e Lampertheim.

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    Il puntatore indica la posizione di Ludwigshafen, a sud di Francoforte

    L'INCIDENTE VICINO AL PORTO. Secondo quanto ha reso noto un portavoce dell'azienda, l'esplosione è avvenuta alle 11.30 durante alcuni lavori alle tubature dell'oleodotto utilizzato per il trasbordo di liquidi infiammabili e gas dalle navi ancorate in porto agli stabilimenti di produzione. Il sito di Ludwigshafen è il più grande impianto chimico del mondo, con un'area di 10 chilometri quadrati e 39mila dipendenti. Le immagini mostrano una grande colonna di fumo che si alza dall'area portuale del sito, terminale per liquidi infiammabili, come nafta e metanolo.

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    Il sito dell'esplosione a Ludwigshafen (Lapresse)

    ALLARME NUBE TOSSICA. A Ludwigshafen le autorità hanno chiesto agli abitanti di restare all'interno degli edifici, tenendo chiuse porte e finestre, per l'allarme legato a sostanze tossiche diffuse nei fumi degli incendi. A Mannheim invece, che si trova sull'altra sponda del Reno, "le misurazioni non hanno rivelato sostanze nocive nell'aria", affermano le autorità. Gli abitanti di tre quartieri sul Reno sono stati invitati comunque a tenere porte e finestre chiuse per rischio di problemi respiratori dovuti al cattivo odore.

    ESCLUSO IL TERRORISMO. La polizia di Ludwigshafen ha reso noto che non vi è alcun indizio di un possibile attentato terroristico nell'esplosione avvenuta nell'area degli impianti Basf, al porto fluviale della città. Lo riporta l'agenzia Dpa.
  • Mon, 17 Oct 2016 16:54:04 +0000: Francia, Manif pour tous preme sul centrodestra - Avvenire RSS Feed - Mondo
    La Manif pour tous, la cordata associativa nata in Francia che aveva organizzato i grandi cortei di protesta contro il «matrimonio per tutti» (legge Taubira) voluto dall’esecutivo socialista transalpino, è scesa ieri di nuovo in piazza a Parigi per «pesare» sull’imminente corsa all’Eliseo.

    Attorno al crocevia del Trocadero, non lontano dalla Tour Eiffel, l’evento ha riunito almeno «23 mila» persone (stima della polizia), contro i «200 mila» rivendicati dall’organizzazione. «Non molleremo», hanno scandito a più riprese i partecipanti, in una giornata soleggiata.
     
    A poche settimane dalle primarie nel centrodestra, i leader del movimento hanno chiesto a tutti i 7 candidati, compreso l’ex presidente neogollista Nicolas Sarkozy, di uscire allo scoperto sulle questioni etiche, chiarendo le proprie posizioni su nodi di scottante attualità come la maternità surrogata, l’ipotesi di estendere il perimetro d’applicazione della fecondazione assistita o la teoria del gender. Ma i manifestanti hanno protestato pure contro certe restrizioni in corso della politica familiare, ad esempio in ambito fiscale.

    L’ex premier neogollista Alain Juppé, dato in testa da tempo nei sondaggi in vista delle primarie di centrodestra, ha detto che riceverà i rappresentanti della Manif nei prossimi giorni. I socialisti dovrebbero invece tenere le loro primarie all’inizio dell’anno prossimo.