header image
 
 

Avvenire – Chiesa

  • Wed, 19 Oct 2016 18:24:57 +0000: «Sfamare i bisognosi, responsabilità di tutti» - Avvenire RSS Feed - Chiesa
    "Attraverso il dare da mangiare agli affamati passa il nostro rapporto con Dio, un Dio che ha rivelato in Gesù il suo volto di misericordia". È questa la sintesi, nelle parole stesse di papa Francesco, della catechesi di questa mattina all'udienza generale del mercoledì in piazza San Pietro. Il brano del Vangelo era quello sulla fede e le opere, dalla lettera di san Giacomo ("la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa"). Ecco i principali punti della catechesi di Francesco.

    Il benessere ci fa chiudere in noi. "Una delle conseguenze del cosiddetto benessere è quella di condurre le persone a chiudersi in se stesse, rendendole insensibili alle esigenze degli altri". È quasi una moda, osserva Francesco, atteggiarci come se tutto intorno a noi andasse bene, come se tutti godessero del nostro stesso benessere. Invece "la realtà spesso ci fa incontrare situazioni di bisogno urgente. Per questo tra le opere di misericordia si trova il richiamo alla fame e alla sete: dare da mangiare agli affamati e da bere agli assetati".

    Le povertà lontane e quelle vicine. Non abbiamo lo stesso atteggiamento nei confronti delle povertà lontane e di quelle vicine a noi. "Quante volte i media ci informano di popolazioni che soffrono la mancanza di cibo e di acqua. Di fronte a certe notizie e specialmente a certe immagini l’opinione pubblica si sente toccata e partono campagne di aiuto". Questa forma di carità, osserva il Papa, "è importante ma forse non ci coinvolge direttamente". Invece "quando un povero viene a bussare alla porta di casa nostra è molto diverso perché non c’è più alcuna distanza tra me e lui o lei". La povertà in astratto, lontana, non ci interpella direttamente. "Ma quando vedi la povertà nella carne di uomo, di una donna, di un bambino, questo sì ci interpella". Non c’è più alcuna distanza tra me e il povero quando lo incrocio. "In questi casi qual è la mia reazione?" chiede il Papa. "Giro lo sguardo, passo oltre, oppure mi fermo a parlare e mi interesso del suo stato? E se tu fai questo non mancherà qualcuno che dica: ma questo è pazzo, parlare con un povero".

    "Dacci oggi il nostro pane": a tutti. "Pensiamo un momento: quante volte recitiamo il Padre Nostro eppure non facciamo attenzione a quelle parole 'dacci oggi il nostro pane quotidiano'? L’esperienza della fame è dura, ne sa qualcosa chi ha vissuto periodi di guerra o di carestia, eppure questa esperienza si ripete ogni giorno e convive accanto ad abbondanza e spreco". Se la fede non è seguita dalle opere, in se stessa è morta, ribadisce il Papa. "C’è sempre qualcuno che ha fame e sete e ha bisogno di me, non posso delegare nessun altro". Tutti siamo coinvolti in questo.

    Gesù ai discepoli: sfamateli. Francesco ha ricordato l'episodio evangelico della moltiplicazione dei pani. “Date loro voi stessi da mangiare” dice Gesù ai discepoli che vorrebbero congedare la folla perché non possono sfamarla. Se ci affidiamo a Gesù, con le nostre modeste risorse potremo fare molto. Non dimenticate le parole di Gesù, ripete Francesco: "Io sono il Pane della vita". E il Papa cita l'enciclica di Benedetto XVI Caritas in Veritate: "Dar da mangiare agli affamati è un imperativo etico per la Chiesa universale". E conclude: "Attraverso il dare da mangiare agli affamati passa il nostro rapporto con Dio, un Dio che ha rivelato in Gesù il suo volto di misericordia".

    Il Papa benedice tabernacolo di lamiera. Al termine dell'udienza generale sono stati presentati a papa Francesco il Pastorale della Misericordia e un tabernacolo, realizzati con le lamiere della baraccopoli di Kibera, a Nairobi, in Kenya, lo slum più grande dell'Africa subsahariana.
  • Wed, 19 Oct 2016 15:09:27 +0000: Baldisseri: i ragazzi, protagonisti del Sinodo - Avvenire RSS Feed - Chiesa
     Il prossimo Sinodo sarà dedicato ai giovani in «continuazione quasi naturale » a quelli dedicati alla famiglia. Sono loro infatti «il presente e il futuro della famiglia, della società e della Chiesa». E si sta studiando il modo di «cooptarli» nell’Assemblea prevista per il 2018. Lo spiega ad Avvenire il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo.

    Eminenza, come è maturata la scelta?
    È uscita con molta forza dalle consultazioni. Sia nel primo sondaggio che è stato fatto nell’ultimo Sinodo, sia nelle consultazione degli episcopati occidentali e orientali, degli uffici della Curia e degli ordini religiosi. Anche il Consiglio della segreteria ha proposto preminentemente questo tema. E il Papa ha accolto questa indicazione.

    Tecnicamente come avviene la scelta del tema?

    Il Consiglio propone alcuni temi in ordine di preferenza e il Papa sceglie, essendo libero anche di andare al di fuori. Questa volta comunque ha fatto propria la proposta prevalente.

    Secondo indiscrezioni giornalistiche tra i temi suggeriti ci sarebbe stato quello dei ministeri ordinati e quindi anche del celibato…
    C’erano delle proposte ad un livello più generale: parlare del clero, dei presbiteri, senza andare nel dettaglio. Ma alla fine il Papa ha scelto che sarà su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.

    Quindi?
    Si parlerà di tutti i giovani. A prescindere dalla loro nazionalità, razza o religione. Si affronterà la questione di come la Chiesa può trasmettere e proporre la fede ai giovani nel difficile contesto odierno. E ci occuperemo di come i giovani possono discernere la loro vocazione, il loro progetto di vita, nel senso più ampio di questo termine, a 360 gradi. Vocazione al matrimonio, vocazione ad una determinata professione, e anche vocazione al sacerdozio e alla vita religiosa.

    La macchina del sinodo si è già attivata?
    Sì. Stiamo studiando un progetto di lineamenta, il documento preparatorio, da inviare a tutti gli episcopati e gli aventi diritto. Cercheremo di fare in modo di poter arrivare anche alla base in forma diretta, un po’ come già avvenuto nei due sinodi sulla famiglia. Ci aspettiamo quindi delle risposte non solo dai nostri interlocutori istituzionali ma anche direttamente dalla base ecclesiale in genere e dagli stessi giovani in particolare.

    Quando prevede che i lineamenta saranno pronti?
    La prossima sessione del Consiglio di segreteria è fissata per il 21 novembre. Si prevede, come è successo nel passato, che sarà presente anche il Papa che è il presidente del Sinodo. In quella sede potrebbero essere discussi e approvati i lineamenta. Dopodiché avremo un anno pieno per la preparazione delle risposte. Un periodo più lungo di quello avuto nei sinodi precedenti. Questo darà alle conferenze episcopale più tempo per la consultazione delle parrocchie e delle diverse realtà ecclesiali.

    Si può prevedere che al Sinodo partecipino direttamente dei giovani?
    Stiamo studiando ancora in che forma questo possa avvenire. A norma di statuto il Sinodo è dei vescovi, comunque stiamo cercando di capire in che forma potremo cooptarli nella celebrazione dell’assise.

    A proposito di Statuto si sta studiando un aggiornamento dell’Ordo Synodi?
    Ci stiamo lavorando facendo tesoro delle modifiche metodologiche e procedurali già adottate nei due Sinodi passati. Allo stesso tempo abbiamo messo a tema anche un approfondimento dottrinale sulla sinodalità. A questo proposito è prossima la pubblicazioni degli atti del Simposio che abbiamo celebrato sul tema lo scorso febbraio.

    Che fine faranno i Sinodi continentali che pure sono stati celebrati in passato?
    Per il momento sono in una posizione, per così dire, di stand by. Stiamo studiando se ed eventualmente in che modo continuare questa esperienza. Ovviamente sarà poi il Papa a dire una parola decisiva.

    Il Consiglio della segreteria è l’organismo che più da vicino collabora col Papa anche nell’applicazione dell’esortazione postsinodale. Ritiene possibile un intervento formale che offra una specie di “interpretazione autentica” di alcuni punti delicati dell’Amoris laetitia, come quello sui divorziati risposati?
    Non credo. Il Papa, quasi antevedendo questo tipo di richiesta, nell’Amoris laetitia ha ben spiegato che «non ci si dovesse aspettare dal Sinodo o da questa Esortazione una nuova normativa generale di tipo canonico, applicabile a tutti i casi». Infatti dal momento che - come ha affermato il Sinodo - «il grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi», occorre procedere con «un responsabile discernimento  personale e pastorale dei casi particolare».
  • Wed, 19 Oct 2016 14:15:15 +0000: Giubileo delle carceri, l'attenzione della Chiesa  - Avvenire RSS Feed - Chiesa
    “Siamo nelle ultime settimane dell’anno giubilare, dell’anno della misericordia, ed è significativo che proprio in chiusura il Papa ponga attenzione al mondo delle carceri e quello dei senza fissa dimora. All’interno di questo, ben vengano le iniziative che portano l’attenzione su questi temi”, così don Ivan Maffeis, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della Conferenza episcopale italiana, ieri sera in un intervento a Radio Carcere dove il tema era la IV Marcia per l’amnistia, la giustizia, la libertà.
     
    “L’augurio – ha proseguito don Maffeis -, e voglio metterci anche l’impegno, è che ci sia una accoglienza delle istanze portate avanti proprio per superare il degrado in cui i detenuti, ma non solo i detenuti, penso agli agenti, ai volontari, agli educatori, oggi si muovono”.

    Durante il suo intervento telefonico, il direttore dell’ufficio comunicazioni Cei ha ricordato che “ci si confronta con un mondo – quello delle carceri – per certi versi invisibile, eppure si tratta di una realtà pesante: penso alla lunga lista di suicidi che avvengono nelle prigioni, a queste vite spezzate, penso alle persone fragili che sono detenute per reati minori. Spesso in questi luoghi manca una rete di appoggio, spesso offerta dai volontari o da una certa parte di umanità di chi opera dentro, come i nostri cappellani”.

    “Intorno a certi temi, possiamo dire scomodi, come l’attenzione verso l’ultimo che abbiamo reso ultimo, o perché per situazioni della vita si è reso ultimo – ha concluso don Ivan Maffeis -, c’è una capacità di chiusura, una capacità di silenziare anche la parola più alta come quella del Papa”.
  • Wed, 19 Oct 2016 13:19:09 +0000: Spunta un murales con il Papa che gioca a tris per la pace - Avvenire RSS Feed - Chiesa
    C’è il Papa che gioca a tris a Borgo Pio. L’immagine, più affettuosa che irriverente, è comparsa nella notte su un muro di vicolo Campanile, nel quartiere più "papale" di Roma.

    Il graffito, scherzo e insieme opera d’arte, ritrae Francesco che su una scala a pioli, di nascosto, mentre una guardia svizzera controlla che nessuno arrivi, completa con un pennellino il terzetto vincente del popolare gioco. Al posto dei cerchietti però usa il simbolo laico della pace.

    E ci piace pensare che l’autore del graffito, cioè Mauro Pallotta, in arte Maupal abbia voluto rendere omaggio alle parole del Pontefice. Alla sua idea di pace come «prodotto artigianale», che si costruisce giorno per giorno con l’impegno di tutti, anche dei più piccoli, usando persino la lingua del gioco innocente per sconfiggere rabbie ed egoismi.
     
    Maupal non è nuovo a questi scherzi artistici. Era suo il graffito del Papa superman realizzato due anni fa e subito cancellato, ma lo si conosce anche per le immagini dei salvadanai rotti a forma d’Europa, come dei pesciolini che inseguono gli squali. Attualmente, e questo toglie un po’ di poesia alla sua ultima "opera", è tra i protagonisti deI film documentario "Un selfie con il Papa", che la Rai sta realizzando, chiedendo di inviare materiali foto e video sul Pontefice.
  • Wed, 19 Oct 2016 13:13:51 +0000: La diocesi di Milano aiuta i disoccupati - Avvenire RSS Feed - Chiesa
    Una dotazione iniziale di mezzo milione di euro, di cui 200.000 provenienti dal'8 per mille e 300.000 da offerte dei cittadini, per ricollocare i disoccupati attraverso tirocini in azienda di 3-6 mesi. Con questi numeri, è partita la terza fase del "Fondo famiglia lavoro" promosso dall'arcidiocesi di Milano. Obiettivo è "la piena occupazione, un obiettivo etico", tanto da aver ribattezzato il progetto: "Diamo lavoro".


    Scola: la Chiesa interviene contro il disagio
    "La Chiesa non si sostituisce lo Stato - ha detto il cardinale Angelo Scola nel corso della conferenza stampa a cui ha parteicpato anche il sottosegretario al Lavoro, Luigi Bobba -. Però la Chiesa lancia dei paradigmi, dei simboli pratici come risposta al disagio, anche per essere da stimolo a chi governa il Paese, che non deve decidere le soluzioni a tavolino ma raccogliendo ciò che arriva dalla società per ordinarlo". 


    I destinatari: disoccupati con almeno un figlio
    I destinatari del fondo sono le persone residenti sul territorio della diocesi di Milano con almeno un figlio a carico e disoccupate da non prima del mese di luglio 2015. Oppure coloro che alla stessa data abbiano cessato di beneficiare delle provvidenze pubbliche previste a favore di chi ha perso il lavoro. Per queste persone il fondo - attraverso la rete delle associazioni imprenditoriali aderenti - predisporrà percorsi di reinserimento nelle imprese che avranno espresso la loro disponibilità, attraverso l'istituto del tirocinio di reinserimento lavorativo. Per tutta la durata del progetto - da tre a sei mesi appunto - ogni tirocinante avrà "una borsa lavoro non inferiore a 400 euro mensili, come indennità finanziata dal fondo".

    Dal 2009 aiutate più di 10mila famiglie
    La prima fase del fondo (2009-2012) avviato dal cardinale Dionigi Tettamanzi finanziò contributi a fondo perduto alle famiglie della diocesi in difficoltà. La seconda fase (2013-2016) ha introdotto il sostegno alla riqualificazione professione e il micro-credito finalizzato all'avvio di piccole attività imprenditoriali. Dall'inizio del 2009 alla fine del 2015,  con questo fondo l'arcidiocesi di Milano ha aiutato 10.678 famiglie (a fronte di 14.371 richieste), per uno stanziamento complessivo di 21,4 milioni di euro. I beneficiari sono stati per il 45% italiani, il 55% stranieri, per la gran parte di età compresa tra i 35 e i 45 anni.


    Un regalo speciale per il Papa
    "Il dono che faremo al Papa - ha aggiunto Scola parlando della prossima visita del Papa prevista in primavera - è la ristrutturazione di 55 appartamenti che sarà fatta a cura della fondazione San Carlo. Grazie al contributo dell'8 per mille, ristruttureremo le case e inseriremo persone che hanno diritto all'accesso alla casa, si tratta di 1,3 milioni di fondi. C'è un'ipotesi che il Papa passi in uno di questi quartieri di degrado e lì ci sia il gesto simbolico di donare a tre famiglie la chiave di questi appartamenti. È un dono che resta a casa nostra, ma credo che il Papa sarà contento".

    Migranti e lavori socialmente utili: prima passi contro la burocrazia
    "Sono primi, timidissimi passi per affrontare un problema che grida vendetta al cospetto di Dio". Così l'arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, ha risposto sull'impiego a Milano di migranti per lavori socialmente utili. Secondo Scola, molti tacciano "gli immigrati di fannullismo, perché le nostre burocrazie impediscono l'inserimento in queste realtà". "La burocrazia - ha concluso l'arcivescovo - è peggio della finanza, è così complicata e complessa".
  • Wed, 19 Oct 2016 07:25:54 +0000: Lo Curto, il «missionario della medicina» - Avvenire RSS Feed - Chiesa

    Da quasi quarant’anni la sua vita è divisa a metà: sei mesi in Italia, sei mesi nei luoghi più difficili del pianeta. Per mettere a disposizione le sue competenze dei più poveri, di quelli che non hanno accesso alle cure sanitarie, di coloro che agli occhi di molti non valgono niente. Il dottor Aldo Lo Curto è un “missionario della medicina”. Dal 1978 a oggi è stato in una cinquantina di Paesi, dove ha curato migliaia di ammalati, tra cui tenti lebbrosi. Sarà lui uno dei testimoni della veglia missionaria che si terrà nel Duomo di Milano sabato sera con il cardinale arcivescovo Angelo Scola. Assieme ad altri – sacerdoti, laici, uomini e donne – il dottor Lo Curto incarna uno dei molti modi di fare missione oggi.


    Origini siciliane, trapiantato a Canzo, nel Lecchese, il dottor Lo Curto si sente a casa nel suo amato Brasile, così come in Mongolia da cui è appena tornato o nelle Isole Salomone dove si recherà il prossimo novembre. «Da qualche tempo ho “selezionato” sei Paesi che cerco di visitare annualmente per dare una certa continuità a un lavoro che non è solo di cura, ma soprattutto di prevenzione. Ormai sono convinto che sia questo il modo più efficace per operare in Paesi poveri e difficili, dove i sistemi sanitari sono estremamente fragili».

    DSCN9627_52969904.jpg


    Tutto è cominciato in Togo, nel 1978, nell’ospedale di Afagnan dove operava, allora come oggi, uno straordinario medico-missionari, fra’ Fiorenzo Priuli dei Fatebenefratelli. «Dall’Africa al Brasile sono stato “catturato” dai lebbrosi di Marituba – racconta nella sua casa piena di foto e cimeli provenienti da tutto il mondo –. Anzi, per essere precisi, sono stato catturato prima da monsignor Aristide Pirovano del Pime che era venuto a farsi operare nell’ospedale di Erba, proprio mentre bazzicavo nel reparto di chirurgia come medico volontario».


    Marituba è sinonimo di Amazzonia profonda. E di lebbrosi. Ma anche di straordinarie storie missionarie. Non solo quella di Aristide Pirovano, ma anche quella dell’industriale milanese Marcello Candia, l’“apostolo dei lebbrosi”, di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita. Ma Marituba significa anche una svolta nella vita di Aldo Lo Curto. Che, come ricordava lo stesso Pirovano, «da anni viene a passare le sue ferie annuali con noi, in Amazzonia, e a vivere con noi le angustie, i dolori ed anche la gioia e la serenità dei nostri lebbrosi e dei nostri poveri». Talmente il legame con quella terra diventa forte che il medico italiano si impegna a far riconoscere la sua laurea anche lì, cosicché dal 1990 è iscritto all’albo di Belém. Questo ha facilitato moltissimo il suo impegno in quel Paese e soprattutto gli ha permesso di aprirsi a una nuova realtà, quella degli indios, che ha cominciato a conoscere accompagnando un altro missionario del Pime, padre Nello Ruffaldi.

    DSCN9628_52969905.jpg


    Ma un’altra grande e decisiva figura attraversa la vita del dottor Lo Curto: Madre Teresa di Calcutta. «La incontrai a Roma durante una visita in Italia – ricorda – e le chiesi se potevo fare un’esperienza nella sue case a Calcutta. Lei accettò e partii per la prima volta nel periodo di Natale del 1987». L’esperienza in India non fu esattamente quello che si aspettava: «La Madre mi mandò nella casa dei moribondi. “Ecco – mi disse – prenditi cura di loro: lavali, accudiscili, tienigli la mano, sorridigli…”. Io protestavo, ero un medico, avrei voluto poter curare gli ammalati, non accompagnare i morti. Ma per due anni fu così; solo il terzo mi permise di operare nella casa dei lebbrosi. Ma quella è stata una delle lezioni più importanti della mia vita: mi ha insegnato il senso vero della cura e l’importanza di dare a tutti una morte degna. Questo ha cambiato il mio atteggiamento anche nei confronti dei pazienti qui in Italia, specialmente dei malati terminali».


    Il dottor Lo Curto conserva una sola foto con Madre Teresa, che è diventata compagna di tutti i suoi viaggi: una protezione e, in qualche situazione, un vero e proprio lasciapassare. Ma soprattutto una benedizione che ha accompagnato tutta la sua lunga vita al servizio degli altri.

  • Tue, 18 Oct 2016 17:40:47 +0000: Il nuovo superiore dei gesuiti: primo, riconciliare - Avvenire RSS Feed - Chiesa
    Offrire l’annuncio del Vangelo laddove c’è più bisogno ma anche impegnarsi a portare la riconciliazione in un mondo che vive ferite profonde: senza dimenticare priorità come il senso della fede e la promozione della giustizia.

    È la Compagnia di Gesù del futuro, aperta a nuove frontiere come la Cina e l’Africa, quella delineata dal neo preposito generale, il venezuelano, classe 1948, Arturo Sosa Abascal. Oggi nella sede della Curia generale dei gesuiti a Roma, accompagnato dal responsabile dell’Ufficio comunicazioni dell’Ordine Patrick Mulemi e dal consigliere e assistente ad provvidentiam della Compagnia, l’italiano padre Federico Lombardi, il 30esimo successore di Sant’Ignazio ha indicato le sfide che attendono i religiosi ignaziani nel terzo millennio (circa 17mila sparsi nel mondo). 

    Il gesuita venezuelano ha soprattutto indicato alcuni punti chiave per la missione della Compagnia all’indomani della sua elezione alla guida dell’Ordine. «È possibile avere un mondo diverso, che le persone vengano trattate per quello che sono, con più giustizia sociale, anche se tutto, intorno a te - ha spiegato Sosa - spinge a pensare che è un compito difficile, quasi impossibile. Del resto cercare, sperare l’impossibile è proprio del cristiano. E la Chiesa, per riuscire in tale missione, ha bisogno essenzialmente di due cose, di due gambe: una è il servizio, la fede, l’altra è la conoscenza culturale, la profondità intellettuale, in modo che al pensiero segua la giusta azione». 

    Il superiore dei gesuiti non ha dimenticato di ribadire tra le priorità per l’Ordine ignaziano, quella di continuare nel difficile terreno dell’apostolato intellettuale. A questo proposito padre Sosa ha indicato il felice esempio di questo tipo di ministero che arriva dalla Cina dove una dozzina di gesuiti, provenienti da Europa e Stati Uniti, insegnano nelle università statali del Paese. «Lavoro, il loro, esclusivamente culturale, non pastorale né spirituale», ha tenuto a precisare, come è invece quello svolto da altri confratelli a Macao, Hong Kong e Taiwan.
    Rispondendo alle domande dei giornalisti che hanno affollato proprio l’aula dove si è svolta l’elezione, padre Sosa ha evidenziato che per i Gesuiti restano prioritari il servizio alla fede e la formazione intellettuale.

    Quindi, padre Arturo Sosa ha messo l’accento sul contributo di riconciliazione che i figli di Sant’Ignazio di Loyola possono offrire in tante aree ferite del mondo: «Riconciliazione tra tutti in diversi modi! In tutte le regioni del mondo si sente questa spaccatura, questa ferita profonda che ci divide e si sente anche di fronte a situazioni gravi. Allora questa è una grande chiamata alla riconciliazione, è una grandissima sfida per noi che, come Compagnia di Gesù, questi pochissimi uomini, possiamo contribuire almeno con un piccolo sforzo alla riconciliazione tra gli esseri umani che allo stesso tempo è riconciliazione con Dio e con il Creato».

    «Come governerò, vi chiederete», ha detto ancora rivolgendosi ai giornalisti. «Non è ancora stato deciso nulla, non può esserlo. Il lavoro comincia oggi, le tappe deliberative verranno stabilite nel futuro prossimo, così come l’équipe di governo, gli assistenti. Una cosa è certa: non si mette in discussione il senso della nostra missione, il servizio della fede e la promozione della giustizia, tenendo conto della diversità culturale e dell’importanza del dialogo». Confermate anche - ha aggiunto il preposito generale - alcune priorità stabilite dalla precedente Congregazione generale (la 35esima svoltasi nel 2008), ovvero il dialogo interreligioso, la questione dei rifugiati, i flussi migratori, le situazioni di crisi e di povertà conseguenza delle mutate situazioni sociali.

    Non sono un “Papa nero”, servo la Chiesa come gesuita
    Padre Sosa ha riposto anche a domande a livello più personale: ha confidato che è sereno per il nuovo incarico, che sente l’aiuto dei suoi confratelli e soprattutto del Signore. «La Compagnia di Gesù è appunto Sua – ha osservato – e quindi il Signore non farà mancare il Suo sostegno». Non gli piace essere chiamato “papa nero”, ha aggiunto, perché il proprio dei gesuiti (legati tra l’altro da un voto speciale al romano pontefice, il cosiddetto IV voto) – a partire dal preposito generale – è il servizio al Papa e ai vescovi.

    Il ringraziamento al suo predecessore Nicolás Pachón
    sosa_Nicol_52965788.jpg 
    L'abbraccio tra Pachòn (a sinistra) e Sosa
    Il superiore dei gesuiti ha poi tenuto a ringraziare il suo predecessore Adolfo Nicolás Pachón - che ha retto la Compagnia per 8 anni (2008-2016), sottolineando la grande amicizia che li lega.«Si è già congedato dai due papi ed è già pronto per una nuova missione. Dopo un breve periodo di riposo in Spagna – ha spiegato - si preparerà per rientrare nelle Filippine, per andare lì dove il suo provinciale lo ha destinato. Farà il padre spirituale in un centro pastorale. Mi tocca molto la sua libertà e il suo desiderio di continuare la sua missione come “semplice” gesuita».
     
    ll rapporto con il Papa e confratello Francesco-Jorge Mario Bergoglio
    Il padre Sosa ha rivelato di aver conosciuto per la prima volta Jorge Mario Bergoglio nel 1983, durante la 33esima Congregazione generale (dove è stato ricordato durante la conferenza stampa ebbe modo di conoscere per la prima volta anche padre Federico Lombardi) che portò all’elezione dell’olandese (allora rettore del Pontificio Istituto Orientale) Peter Hans Kolvenbach, il preposito che resse la Compagnia di Gesù per 25 anni (1983-2008)- «Fu il primo incontro (la prima Congregazione a cui partecipai) — ha raccontato — al quale ne seguirono altri, in Argentina, quando era arcivescovo di Buenos Aires, e infine qui, a Roma, dopo la mia nomina nel 2014 a delegato per le case e le opere interprovinciali della Compagnia di Gesù. Molto facile entrare subito in comunicazione con lui».

    La carica di preposito dei gesuiti rimane a vita
    Sull’elezione a vita del superiore dei gesuiti, padre Sosa ha risposto che la Compagnia continuerà a eleggere il suo generale a vita. I tre precedenti generali hanno rassegnato le dimissioni per cause di salute (Pedro Arrupe) o per motivi di età (Kolvenbach e Nicolas Pachon). Il criterio è che sia capace di gestire la complessità del governo. Per questo vigilano gli assistenti e l’ammonitore. E tuttavia, come anche testimoniato da Benedetto XVI, padre Sosa ha affermato che un preposito può rinunciare quando sente che le forze gli vengono meno. Ancora, ha evidenziato che anche per i Gesuiti è importante seguire l’esortazione di papa Francesco ad essere “Chiesa in uscita”.

    La 36esima Congregazione dei gesuiti ora in fase deliberativa
    Padre Sosa ha poi ribadito che: «Non è ancora chiaro neppure a me, al momento, quali saranno le linee di governo. Come padre generale, io sono chiamato a mettere in pratica i decreti che verranno decisi dalla congregazione stessa e riceverò delle raccomandazioni su quali saranno i punti di attenzione che dovrò tenere presenti. La Congregazione di fatto rimane l’organo supremo di governo della Compagnia».

    Nei prossimi giorni, la 36esima Congregazione, dopo aver riflettuto e discusso sulla missione, procederà a formare il nuovo governo dell’Ordine, in particolare scegliendo gli assistenti ad providentiam (coloro che aiutano il generale a vigilare sul buon governo della Compagnia), l’ammonitore (che si prende cura della sua vita spirituale) e gli assistenti regionali.
  • Tue, 18 Oct 2016 12:02:02 +0000: Il Papa benedice il tabernacolo di lamiera - Avvenire RSS Feed - Chiesa
    Il Pastorale della Misericordia, realizzato con le lamiere della baraccopoli di Kibera, a Nairobi in Kenya, lo slum più grande dell'Africa subsahariana ed un tabernacolo costruito con le stesse lamiere. È il dono che durante l`udienza generale di domani in piazza San Pietro, verrà presentato a Papa Francesco.

    A consegnarglieli sarà la Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti che ha già presentato nei mesi scorsi a Papa Francesco altri due suoi progetti: la Croce di Lampedusa, costruita con i legni delle barche dei migranti; le ostie della Misericordia, prodotte nel carcere di Opera dal laboratorio "Il senso del pane".

    Il pastorale, che culmina con un ostensorio, viaggerà, annunciano i promotori dell'inizitiva, in una sorta di staffetta spirituale, nelle diocesi di Italia e del mondo, manifestando in tal modo la presenza viva e autentica di Cristo, che diventa "leggibile" proprio attraverso il materiale con cui è costruito: ferraglia povera, di scarto, che simboleggia l`amore di Gesù tra i poveri e per i poveri.
    Pastorale400M_52961198.jpg Ad oggi, si ricorda, oltre un miliardo di persone, in tutto il mondo, vive nelle baraccopoli - un terzo di queste proprio negli slum dell`Africa subsahariana - e si prevede che, nel 2020, il numero di abitanti sarà circa di un miliardo e mezzo. Soltanto negli slum di Nairobi, abitano due milioni di persone che non hanno energia elettrica, né rete fognaria e acqua potabile; appena il 5% dei bambini va a scuola.
  • Tue, 18 Oct 2016 08:24:50 +0000: Ecco i viaggi di papa Francesco per il 2017 - Avvenire RSS Feed - Chiesa
    L’ultimo viaggio annunciato è quello a  Genova. Papa Francesco sarà nel capoluogo ligure sabato 27 maggio e il cardinale arcivescovo Angelo Bagnasco, presidente della Cei, lo definisce «un grande dono» comunicando l’arrivo di Bergoglio. La città della Lanterna è una delle tappe già prevista nell’agenda dei viaggi pontifici per il 2017. Le due visite già ufficializzate e di cui sono note le date sono in Italia: c’è, appunto, Genova; e Milano  il 25 marzo. Ma altri viaggi, fuori della Penisola, sono dati per certi – seppur da definire – perché annunciati dallo stesso Francesco o resi noti da chi li riceverà: si tratta di Fatima e di India e Bangladesh. Ancora da confermare le tappe in Colombia e in Africa, mentre non si svolgerà il prossimo anno il viaggio in Argentina, terra del Papa.

    Parla di «un segno di affetto e stima per la Chiesa ambrosiana, la metropoli milanese e la Lombardia tutta» l’arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, che sabato scorso ha presentato l’arrivo del Pontefice. A giorni il Consiglio episcopale milanese inizierà il lavoro organizzativo. Fra i possibili luoghi inseriti nel programma «un quartiere di periferia particolarmente provato e un carcere. Non sappiamo ancora quale: la sede è da concordare con il Santo Padre e le autorità civili».

    Invece è stato Francesco in persona a dire che sarà a Fatima nei prossimi mesi. Lo ha fatto durante la conferenza stampa nel volo di ritorno da Baku, al termine del viaggio che a fine settembre lo ha portato in Georgia e Azerbaigian. «Di sicuro, ad oggi, andrò in Portogallo, e andrò soltanto a Fatima», ha rivelato. E l’occasione è data dalle celebrazioni per i cento anni delle apparizioni della Vergine ai tre pastorelli Francesco, Giacinta e Lucia che si terranno nel 2017. Francesco ha ricevuto diversi inviti a visitare il Portogallo da parte del governo, della locale Conferenza episcopale e della diocesi di Leiria-Fatima. Non trova conferma come data della visita il 13 maggio, festa della Madonna di Fatima e anniversario della prima apparizione. Bergoglio sarebbe il quarto Pontefice a recarsi nel Santuario mariano dopo Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.
     
    Sempre Francesco ha fatto sapere che sta preparando un viaggio in India e Bangladesh. Nelle scorse settimane – in un videomessaggio – aveva anticipato che nemmeno l’anno prossimo si sarebbe recato nel suo Paese natale, avendo intenzione di privilegiare l’Asia e l’Africa. E nel dialogo con i giornalisti sull’aereo che lo riportava da Baku a Roma ha specificato quali potrebbero essere le tappe. «Andrò quasi di sicuro in India e Bangladesh. In Africa non è sicuro, dipende da situazione politica e guerre». Francesco già alcuni mesi fa era stato invitato ufficialmente a recarsi nel Paese asiatico dal presidente indiano Narendra Modi. È molto probabile che Francesco si rechi sulla tomba di Madre Teresa di Calcutta che ha voluto proclamare santa a settembre nel cuore del Giubileo.

    Un po’ a sorpresa – invece – la notizia secondo cui il viaggio del Papa potrebbe toccare anche il Bangladesh. È una nazione scossa da tempo da gravi tensioni politiche e dove i gruppi jihadisti locali hanno seminato violenza prendendo ripetutamente di mira anche la comunità cristiana. La presenza di Francesco a Dacca sarebbe un segno di pace per tutta l’Asia, oltre che un gesto di vicinanza ai cristiani in una delle frontiere più calde oggi nel mondo.
     
    Quanto all’Africa, nei mesi scorsi il nunzio apostolico locale aveva parlato di un possibile viaggio di Bergoglio a Capo Verde durante il 2017. Ma stando a quanto precisato da Francesco tutto dipende dai contesti politici. Lo stesso vale per la Colombia. Francesco «sarà in Colombia per la firma degli accordi di pace tra il governo e i ribelli delle Farc» nel 2017, spiegava Radio Vaticana riportando ciò che aveva detto il Papa a un cronista nel volo verso Cuba lo scorso febbraio. E di ritorno dall’Azerbaigian Francesco aveva ribadito la volontà di essere nel Paese ma solo una volta che il processo di pace si fosse stabilizzato.

    Intanto è tutto pronto in Svezia per accogliere il Pontefice il 31 ottobre e il 1° novembre che giungerà per la commemorazione comune luterano-cattolica della Riforma di Lutero a 500 anni dall’affissione delle 95 Tesi a Wittenberg in Germania.
  • Mon, 17 Oct 2016 15:25:50 +0000: Il Papa: «Pregare non è fuggire, è lottare» - Avvenire RSS Feed - Chiesa
    ​“Pregare è lottare, e lasciare che anche lo Spirito Santo preghi in noi”. Il Papa ha ricordato il valore della preghiera nella Messa in Piazza San Pietro per la proclamazione di sette nuovi santi. Pregare dunque, "non per vincere la guerra, ma per vincere la pace”. Circa 80 mila le persone presenti per rendere omaggio a José Sánchez del Río, Salomone Leclercq, José Gabriel del Rosario Brochero, Manuel González García, Lodovico Pavoni, Alfonso Maria Fusco ed Elisabetta della Santissima Trinità. Nel tweet odierno, Francesco ha poi scritto: “Andiamo avanti con coraggio nel cammino verso la santità”!
     
    Il martirio, la vicinanza ai poveri e agli ammalati. E’ questo il carattere comune che unisce i sette nuovi Santi proclamati da Francesco. Martiri durante le rivoluzioni messicana e francese, oppure sacerdoti che in America Latina, in Spagna e in Italia hanno assistito gli emarginati e i lavoratori sottopagati, una suora francese che nonostante anche lei fosse ammalata decise di rimanere fino all’ultimo vicina ai sofferenti. Santi quindi che non solo sono un esempio per la nostra vita quotidiana, ma che soprattutto ci insegnano il valore della preghiera,"non per vincere la guerra - dice il Papa - ma per vincere la pace".

    "Pregare non è rifugiarsi in un mondo ideale, non è evadere in una falsa quiete egoistica. Al contrario, pregare è lottare e lasciare - sottolinea il Pontefice -che anche lo Spirito Santo preghi in noi.  E’ lo Spirito Santo che ci insegna a pregare, che ci guida nella preghiera, che ci fa pregare come figli”: “I Santi sono uomini e donne che entrano fino in fondo nel mistero della preghiera. Uomini e donne che lottano con la preghiera, lasciando pregare e lottare in loro lo Spirito Santo; lottano fino al limite, con tutte le loro forze, e vincono, ma non da soli: il Signore vince in loro e con loro”.

    E questi sette testimoni canonizzati “hanno combattuto la buona battaglia della fede e dell’amore con la preghiera”: “Per questo sono rimasti saldi nella fede, con il cuore generoso e fedele. Per il loro esempio e la loro intercessione, Dio conceda anche a noi di essere uomini e donne di preghiera; di gridare giorno e notte a Dio, senza stancarci; di lasciare che lo Spirito Santo preghi in noi, e di pregare sostenendoci a vicenda per rimanere con le braccia alzate, finché vinca la Divina Misericordia”.

    “L’impegno della preghiera - precisa il Papa - richiede di sostenerci l’un l’altro. La stanchezza è inevitabile, a volte non ce la facciamo più, ma con il sostegno dei fratelli la nostra preghiera può andare avanti, finché il Signore porti a termine la sua opera”. L’agire cristiano necessita di comportamenti ben precisi: “essere saldi nella preghiera per rimanere saldi nella fede e nella testimonianza”.

    All’Angelus, il Papa ha salutato tutti coloro che dai vari Paesi sono venuti per rendere omaggio ai nuovi Santi. Presenti anche le delegazioni ufficiali di Argentina, Spagna, Francia, Italia, Messico. Francesco ha quindi chiesto che “l’esempio e l’intercessione di questi luminosi testimoni sostengano l’impegno di ciascuno nei rispettivi ambiti di lavoro e di servizio, per il bene della Chiesa e della comunità civile”.